Sito di Zappetta Gialla sull'Oro.

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Un libro del 2012

 

 

pubblicazione di Miniere d'Oro(2003) web.tiscali.it/minieredoro(2004) www.minieredoro(2006 / 2023)

 

 

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Nel 2012 è stato pubblicato un libro (stesso anno in cui ho preparato questa pagina) sull'oro della Bessa a mio avviso molto importante perché i suoi contenuti non solo spaziano generosamente sulle varie tematiche riguardanti la questione (cosa già di per sé pregevole), ma espongono l'argomento in misura decisamente approfondita quale risultato di innumerevoli ricerche sia consultando testi antichi sia con varie ricognizioni sul posto da parte dell'autore. Leggendolo s'impareranno molte cose nuove sull'oro di questa zona, su come vi ci si lavorasse ecc. e nel contempo ci si renderà conto delle diverse inesattezze, talvolta madornali, che "accompagnarono" finora il lato storico - informativo di questo giacimento aurifero.

Per comprarlo (qui nella foto, 190 pagine con varie foto e piantine), il libro costa attualmente 20 Euro ed è in vendita presso la Libreria Giovannacci di Biella, oppure si può richiederlo al Museo Storico dell'Oro Italiano (volendo anche da qui info@oromuseo.com) che provvederà alla spedizione.

In questa scheda, su gentile concessione dell'autore riporto per esteso il capitolo introduttivo del libro e a piè di pagina l'indice degli argomenti che vi sono trattati, mentre sulla destra troverete alcuni brani estratti dal medesimo: tutto questo per fornire un'idea del valore del contesto. 

 

 

La premessa presente nel libro.

(puoi vederne la copertina un pochino ingrandita)

 

 

 

 

Approfondimenti di questa pagina

FILONE AQUILA CON APPROFONDIMENTO

 

 

 

Ho cominciato ad interessarmi dell’oro del Biellese e della Bessa alla fine degli anni ’7O del secolo passato, su pressione di Teresio Micheletti, ingegnere capo del Distretto Minerario di Torino, col quale avevo rapporti d’ufficio per le ricerche aurifere che conducevo nell’Ovadese. Questi rapporti di collaborazione ci avevano portato a partecipare insieme, alla fine del 1981, ad una conferenza presso il Politecnico di Torino, nella quale, mentre egli si sbizzarriva  nelle solite fantasticherie sulle presunte enormi opere eseguite dai Salassi,io presentavo una panoramica sulla presenza dell’oro nella Pianura Padana, frutto di anni di ricerche eseguite in proprio e senza alcun contributo degli organismi statali e  parastatali che si occupavano di ricerche minerarie in Italia, accademiche e operative. Queste, infatti, avevano sempre guardato con scetticismo la mia attività, data la prevalente asserzione che in Italia non c’era oro, se non quel poco nei filoni della Valle Anzasca. Nel corso della conferenza potei mostrare i primi campioni di oro raccolti nei vari bacini fluviali e, nella discussione seguita mi soffermai su quello raccolto nella Bessa: i testi della conferenza furono pubblicati nel marzo 1982 dal Bollettino dell’Associazione Mineraria Subalpina, alle pagine 91-117, la discussione nelle pagine 35-37 dell’estratto.

L’ing. Teresio Micheletti era sostenuto da una vera passione sulla storia dell'attività mineraria del Biellese, ma le sue convinzioni erano distorte da una mente che, come egli stesso riconosceva, era ormai offuscata da decenni di immersione nelle pratiche burocratiche del suo Ufficio. Mi aveva comunque trasmesso la passione per la Bessa e mi aveva presentato ai proprietari della cava Barbera di Cerrione, fondamentale punto di partenza per le mie successive ricerche locali. Avevo poi conosciuto Giacomo Calleri e, con la sua collaborazione, avevo organizzato le prime visite pubbliche nella Bessa, nel 1985 e nel 1986, e avevo potuto esplorare una prima galleria, nel 1987. Le lunghe discussioni con Calleri mi avevano spinto ad approfondire tutti gli aspetti controversi da lui affrontati nel primo serio libro sulle aurifodine romane della Bessa: fu lui, in particolare, ad indirizzarmi ai codici pliniani per cercare di chiarire la questione dell’esistenza della presunta popolazione dei Vittimuli, da lui sostenuta perché influenzato da storici locali, e sulla scorta dei codici e dell’esame critico delle fonti finii col convincerlo del contrario.

Aveva invece ben ragione nel negare la presenza storica dei Salassi nel Biellese e nel lamentare che, nonostante i risultati dei suoi primi scavi ufficiali, veniva avallata, da ambienti accademici milanesi e da funzionari della Soprintendenza piemontese, l’esistenza di un presunto castelliere preistorico a Mongrando.

Intanto, nel 1987 iniziavo una sistematica ricerca mineraria nella zona della Bessa e nella valle dell’Elvo, con la collaborazione di tecnici canadesi, e nel 1988 ne compilai una prima descrizione per conto dell’Agip Miniere, nell’ambito di una dettagliata relazione su tutte le segnalazioni di oro in Italia e sugli indizi di possibili manifestazioni aurifere epitermali. Continuai in seguito ad occuparmi della Bessa, anche per cercare dl contrastare errori e fantasie che continuavano a essere divulgate in lavori a carattere geomorfologico e giacimentologico sulla scorta delle "ricerche farsa" di una compagnia parastatale (RiMin), e in quelli a carattere storico e archeologico divulgati da funzionari della Soprintendenza e da improvvisati archeologi da loro sostenuti, in pubblicazioni ufficiali e nella cartellonistica esposta nel Parco. Riguardo a questa, nel gennaio del 2003 segnalai ai responsabili gli evidenti errori, le asserzioni contrarie a qualsiasi regola mineraria (e alla stessa intelligenza umana) e all’assurdo di aver evidenziato un canale doppio liberandolo sui fianchi esterni invece che all’interno, com’era stato giustamente fatto, in precedenza, per un altro parallelo e poco distante, poi ricoperto: mi fu risposto che provenivano da un funzionario della Soprintendenza, le cui tesi erano state discusse e confermate in convegni internazionali. In seguito il funzionario è stato completamente screditato, ma restano le sue affermazioni, talora con evidente contraffazione delle fonti bibliografiche citate, sull'appartenenza delle miniere (vercellesi) della Bessa all’area dei Salassi e alla presunta esistenza della popolazione del Vittimuli, considerati prima "Victimuli dediticii" ('?), poi sottogruppo dei Salassi (?), e così via ... Restano pure, nel cartelli del Parco, le assurdità sui sistemi di coltivazione del placer aurifero.

Spero che questa raccolta serva a chiarire gli aspetti controversi o, quanto meno, a sollecitare un serio dibattito sull'argomento. Ritengo utile, a tale scopo, pubblicare anche lettere e articoli di giornali dai quali emergono alcune verità che sfuggono in pubblicazioni ufficiali.

 

 

Indice del libro

Premessa

 

L’Oro del Biellese

Elvo e Bessa

Valle del Cervo

Val Sessera e Valle Strona di Postua

Bibliografia

 

L’oro della Bessa

 

Lo sfruttamento dei terrazzi auriferi nella Gallia Cisalpina

 

lctimuli: Il villaggio delle miniere d’oro vercellesi ricordato da Strabone e da Plinio.

Località, non popolazione

Le ipotesi etimologiche 

Vico Tumulis, Vicumviae, Uictomela 

La localizzazione del villaggio 

Bibliografia

 

Le aurifodinae della Bessa, nel Biellese, e la presunta popolazione dei Vittimuli

 

RUINA MONTIUM. Il principio di Pascal applicato alle aurifodine romane

 

Le aurifodine dell’0vadese e quelle della Bessa

 

Le miniere d’oro dei Salassi e quelle della Bessa

 

Il castelliere di Mongrando? L'ha costruito Talponat il matt

 

Emergenze archeologiche, vere e presunte, nelle aurifodinae della Bessa

Cumuli di ciottoli e discariche sabbioso - ghiaiose

Gallerie e strati auriferi

I picconi romani

Presunti ripari, strutture murarie e sorgenti

Massi incisi e stele antropomorfa

Il "castelliere di Mongrando"

Bibliografia

 

Un altro documento all'idiozia nelle aurifodinae della Bessa

Canali di lavaggio e canali di scarico

Il sistema di "pesca dell'oro"

Scavo e allestimento del "monumento"

Bibliografia citata

 

Eccezionale ritrovamento nel Cervo

 

Articoli di giornali fuori testo

Tracce d'oro in grotta

I Sella e l'oro del Biellese

L'oro della Bessa al Museo

Coltivazioni celtiche e romane dei terrazzi auriferi subalpini

Un castelliere di fantasia a Mongrando

Nessun castelliere a Mongrando

Il mistero del Castelliere, antico forte della Bessa

Macché piroga: è un tronco

Museo del sciuc per ospitare una piroga. Per chi voga la piroga?

Piroga, il Comune si chiama fuori

Venga rimosso Gambari, ha preso troppe cantonate

La stele di Vermogno come la piroga

La piroga e altre amenità

 

Documenti e lettere fuori testo

Verbale di consegna di due picconi (1985)

Lettera Pipino alla Soprintendenza Archeologica per il Piemonte (1987)

Lettera Pipino alla soprintendente Mercando (1999)

Lettera Pipino alla Soprintendente reggente Brecciaroli (2003)

Lettera Pipino alla Sig. Vaudagna (2003)

Messaggio e-mail Pipino al prof. Roda (2005)

Illustrazione reperti del "castelliere di Mongrando", dal giornale di scavi Calleri (1965).

 

 

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Indicazioni stradali con Google

Puoi collaborare inviando materiale generico o resoconti di esperienze personali: le schede riporteranno il tuo nome  (vedi qualche esempio).

Per la Rete. Oltre alle conseguenze nelle quali spesso s’incorre, tipo intervento da parte di terzi legittimamente interessati (un esempio), copiare o utilizzare contenuti d’altri siti porta quasi sempre a risultati screditanti per il proprio lavoro, soprattutto nel caso il materiale fosse tratto da web ben conosciuti e molto visitati i cui utenti, nel caso appunto ravvisassero (accidentalmente?) il contesto di cui sopra, considererebbero detta scopiazzatura come rivelatore della mancanza di buon gusto oltre che di idee nei confronti del gestore del sito in “odor” di plagio . In ogni caso si tratterebbe di un gesto che, al di la delle apparenze iniziali, non offrirebbe al proprio web alcuno sviluppo positivo per il semplice motivo che non è generato da un’azione costruttiva bensì passiva.  A mio modesto avviso, un sito per risultare interessante deve avere una propria personalità nella scelta dei contenuti e nel modo in cui questi vengono presentati: meglio ancora se caratterizzato da alcune informazioni non  facili da reperire. Altro che copiare da altri siti. Per il cartaceo. Talvolta vengo a sapere che qualcuno ha utilizzato paragrafi del sito nella stesura di qualche suo lavoro su cartaceo (libri ecc.): non mi riferisco certo ai seri scrittori e giornalisti che con una comune richiesta di autorizzazione via e-mail (la concedo sempre, salvo particolarismi) mi appagano anzi di soddisfazione per quanto concerne la mia attività in rete (e ciò mi basterebbe), ma piuttosto alle persone che pubblicano il contesto non solo senza chiedermene per semplice formalità il consenso, ma addirittura senza la buona educazione di citare, nel prodotto finito, il fatto di avere in qualche misura attinto anche dalle mie pagine. Non riporto per esteso le credenziali dei "maldestri autori" dei quali mi sono finora accorto perché ritengo che i loro nomi (e pubblicazioni annesse) non meritino qui di essere "pubblicizzati" in alcun modo, cioè esattamente al contrario e nel rispetto di come invece solitamente mi comporto con tutte le persone che mi contattano in simili circostanze e delle quali in seguito io segnalo appunto con piacere (è nell'interesse informativo del sito) la pubblicazione che li riguarda. Insomma, una questione d'impostazione e correttezza reciproca che tra l'altro può solo agevolare entrambi.