Sito di Zappetta Gialla sull'Oro.

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La Bessa

 

 

pubblicazione di Miniere d'Oro(2003) web.tiscali.it/minieredoro(2004) www.minieredoro(2006 / 2023)

 

 

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Dai tempi più remoti diversi autori si sono spesi con argomentazioni (non di rado piuttosto "acrobatiche") sull'oro della Bessa, area che nell'antichità fu oggetto di voluminose e fruttuose ricerche aurifere delle quali sussistono ancora evidentissime testimonianze in zona.

Già Strabone, Aristotele, Plinio ecc. ne parlarono diffusamente nella loro epoca, ed altri ancora in tempi un "pochino meno antichi", come ad esempio Nicolis De Robilant nella seconda metà del 1700, personaggio quest'ultimo che ebbe ruoli di primo piano per la ricerca dell'oro in Italia (ma le cui reali capacità furono probabilmente piuttosto sopravvalutate), sino a giungere alla nostra epoca che vede ancora di tanto in tanto il divulgarsi di nuovi testi risultanti da corrispettivi studi più o meno validi, a seconda delle circostanze, come ad es. il libro di Mario Scarzella "L'oro della Bessa e i Vittimuli" (1973) o quello di Micheletti "L'immensa miniera d'oro dei Salassi", uscito nel 1976. 

Approfondimenti di questa pagina

Riferendoci a quelli più recenti, quello sopramenzionato di Micheletti è molto noto (e considerato), ma se ne confrontiamo i contenuti con determinate altre colte pubblicazioni  odierne non ci sarà difficile notare limiti e inesattezze del medesimo che talvolta sono addirittura "basilari", quali ad es. il fatto che l'autore fa collimare erroneamente i cantieri dei Salassi (in realtà situati sul fronte merid. dell'anfiteatro morenico) con quelli della Bessa (che furono invece opera dei romani); a tal proposito basta infatti leggere le prime righe della recentissima pubblicazione di G. Pipino "L'oro del biellese e le aurifodine della Bessa" (2012) per rendersi conto che le cose non solo si svolsero con altre popolazioni interessate rispetto a quanto riportato da Micheletti, ma anche in altro modo per quel che riguarda i metodi di sfruttamento.

Tra l'altro Pipino conobbe personalmente Micheletti per motivi di lavoro (quest'ultimo era ingegnere capo del distretto minerario di Torino) e ne riconobbe sicuri entusiasmi e passione per l'argomento che però al tempo stesso portavano lo stesso autore del libro che ne conseguì a conclusioni improbabili o tutte da vagliare, e questo a causa del troppo tempo dedicato dal medesimo agli studi teorici e d'ufficio piuttosto che alle indispensabili ricerche pratiche "sul campo".

 

 

 

 

 

In ogni modo fu proprio Micheletti a stimolare Pipino ad avviare ulteriori studi sul contesto storico della Bessa e questi, dal canto suo, lo fece ben volentieri perché nel frattempo si era decisamente appassionato alla questione.

 

 

Tale passione portò il geologo ad importanti contatti con altre persone dedite all'argomento, tra cui ad es. Giacomo Calleri, autore del fondamentale "La Bessa. Documentazione sulle aurifodinae romane nel territorio biellese" con cui condivise anche alcune delle sue ricerche sul territorio; sostanzialmente, talvolta con lui, le altre invece per proprio conto, effettuò per anni approfondite ricerche sull'oro della Bessa ed i risultati di tutto questo li troviamo oggi descritti nel libro del 2012 sopramenzionato. Alcuni di questi esiti erano in effetti già stati riportati qua e là nell'ambito delle sue precedenti pubblicazioni sulla ricerca dell'oro, ma molti altri sono invece del tutto inediti: in pratica si tratta nell'insieme di un libro che raccoglie, per una più facile e razionale consultazione, un po' tutta la trattazione sistematica della questione.

L'argomento secondo me è ricco di fascino per molti motivi: basti pensare ad es. all'enorme quantità di materiale che venne trattato a quei tempi ed alla necessaria organizzazione al merito, oppure all'eventuale sussistere di sue zone più ricche rispetto ad altre e per quale motivo, o ancora, quali fossero esattamente le popolazioni che occupavano  il territorio in quel periodo. Per non parlare naturalmente del primi interrogativi scontati e che vengono spontanei, cioè, quanto oro vi fu trovato? E perché c'era? E quanto ne è rimasto?

A questi interrogativi potrete trovare risposta negli approfondimenti qui a lato, tenendo presente che anziché limitarmi a riportare la descrizione delle sole teorie più accreditate, ho preferito invece rendere consultabili anche quelle per così dire "alternative" o meno probabili, di modo che ognuno possa vagliare le diverse interpretazioni su questo incredibile (ma vero) contesto aurifero riguardante il nostro Paese e trarre proprie conclusioni.

 

Alcune distanze stradali (approssimative) e a puro titolo indicativo:

10 Km. da Biella

20 Km. da Santhià

25 Km. da Ivrea

45 Km. da Vercelli

70 Km. da Novara

75 Km. da Torino

95 Km da Alessandria

105 Km. da Milano

175 Km, da Genova

 

 

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Indicazioni stradali con Google

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Per la Rete. Oltre alle conseguenze nelle quali spesso s’incorre, tipo intervento da parte di terzi legittimamente interessati (un esempio), copiare o utilizzare contenuti d’altri siti porta quasi sempre a risultati screditanti per il proprio lavoro, soprattutto nel caso il materiale fosse tratto da web ben conosciuti e molto visitati i cui utenti, nel caso appunto ravvisassero (accidentalmente?) il contesto di cui sopra, considererebbero detta scopiazzatura come rivelatore della mancanza di buon gusto oltre che di idee nei confronti del gestore del sito in “odor” di plagio . In ogni caso si tratterebbe di un gesto che, al di la delle apparenze iniziali, non offrirebbe al proprio web alcuno sviluppo positivo per il semplice motivo che non è generato da un’azione costruttiva bensì passiva.  A mio modesto avviso, un sito per risultare interessante deve avere una propria personalità nella scelta dei contenuti e nel modo in cui questi vengono presentati: meglio ancora se caratterizzato da alcune informazioni non  facili da reperire. Altro che copiare da altri siti. Per il cartaceo. Talvolta vengo a sapere che qualcuno ha utilizzato paragrafi del sito nella stesura di qualche suo lavoro su cartaceo (libri ecc.): non mi riferisco certo ai seri scrittori e giornalisti che con una comune richiesta di autorizzazione via e-mail (la concedo sempre, salvo particolarismi) mi appagano anzi di soddisfazione per quanto concerne la mia attività in rete (e ciò mi basterebbe), ma piuttosto alle persone che pubblicano il contesto non solo senza chiedermene per semplice formalità il consenso, ma addirittura senza la buona educazione di citare, nel prodotto finito, il fatto di avere in qualche misura attinto anche dalle mie pagine. Non riporto per esteso le credenziali dei "maldestri autori" dei quali mi sono finora accorto perché ritengo che i loro nomi (e pubblicazioni annesse) non meritino qui di essere "pubblicizzati" in alcun modo, cioè esattamente al contrario e nel rispetto di come invece solitamente mi comporto con tutte le persone che mi contattano in simili circostanze e delle quali in seguito io segnalo appunto con piacere (è nell'interesse informativo del sito) la pubblicazione che li riguarda. Insomma, una questione d'impostazione e correttezza reciproca che tra l'altro può solo agevolare entrambi.