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V. Strona di Postua

 

 

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Note storiche sull'oro o miniere in generale della V. Strona di Postua e paraggi.

 

1) La diffusa presenza di manifestazioni metallifere nella valle Strona di Postua e in aree circostanti può essere all’origine del suo popolamento antico, attestato dal ritrovamento di reperti archeologici che vanno dal neolitico alla tarda epoca romana. Particolarmente interessante, per noi, è il ritrovamento di vasi romani del II / III sec. d.C. lungo la strada Posta-Ailoche "...nei pressi di una miniera" (P. Torrione, in BARALE 1966), anche perché in precedenza CONTI (1931) aveva affermato, pur senza fornirne le prove, che il ferro utilizzato nelle fornaci romane trovate a Borgosesia proveniva da Ailoche.

 

2) Nel marzo del 1581, secondo una carta posteriore posseduta dagli eredi, i fratelli Ajmone di Coggiola iniziarono a scavare delle vene d’oro alla Cava della Viera o di Assolata, e continuarono a scavarla abusivamente, per 21 anni, occultandola a tre sopralluoghi ordinati dal Governo. Nella stessa carta è contenuta una "Ricetta per fare i Crogioli" con minerale locale, per cui è probabile che gli scavi interessassero anche, se non prevalentemente, i giacimenti di grafite.

 

 

3) Il 4 Luglio 1650 Francesco Balbi, inviato a Genova per cercare zecchieri, scriveva, tra l'altro, che lui stesso aveva visto, nelle montagne sopra Crevacuore, miniere d’oro, argento e piombo, e aveva fatto le prove su terra (lavandola) fornita dai paesani, trovandola buonissima. Nel 1687, Carlo Benso Ferrero Fieschi, principe di Masserano, si rivolse al capitano di Montandons e, dopo che questi ebbe visitato le miniere, nel 1689 stipulò con lui un contratto per la coltivazione di tutte le miniere di argento e di oro del feudo di Crevacuore.

Vedi foto un pochino ingrandita.

 

 

4) Con le Regie Patenti del 1757 Giovanni Castellani Tettoni, Sigismondo Dusio e Alessandro Jacchetti ottennero, dal re di Sardegna, la facoltà di cercare e coltivare, per cinque anni, le miniere di qualunque tipo nella regione Valmala, in Val Sesia, con esenzione dal pagamento del signoraggio in considerazione delle
spese che avrebbero dovuto affrontare. Le ricerche si erano poi estese a zone vicine ed avevano messo in evidenza "...due miniere di piombo miste di argento aurifero", una nella montagna di Coggiola, l’altra nella Montagna del Bocchetto tra Borgosesia e il marchesato di Crevacuore.

 

5) Il 14 febbraio 1762 il conte Castellani ottenne, assieme a Giuseppe Avondo, la concessione per cercare e scavare miniere d’oro, argento, rame e piombo esistenti nel principato di Masserano e marchesato di Crevacuore, con esclusione dei minerali di ferro. La compagnia Tettoni, che si avvaleva di una ventina di minatori e della consulenza del cavaliere di Robilant, aveva iniziato nel 1760 a lavorare nella miniera di Montà, poi, nel 1763, in quella di Langhiretto. Le due miniere si trovavano su opposti versanti dei monti che dividevano il marchesato dalla Val Sesia: il minerale era costituito da piombo argentifero e aurifero e da marcasite aurifera. Nello stesso anno, 1763, erano già stati prodotti 102.14 quintali di piombo, 22.5.12 marchi d’argento e 8.17.5 once d’oro. Nel 1779 la concessione fu rinnovata per venti anni per un canone annuo di L. 150, mentre si andavano scoprendo sempre nuove miniere che il concessionario, "senatore" Tettoni, affittava agli scopritori o ad altri interessati. Nel 1786 si contavano una ventina di scavi nei monti di Postua ed Ailoche e, oltre a quelle di Montà e Langhiretto, sono indicate miniere d’oro a Boggie del Croso e a Valfinale, già lavorate da un certo Bertello, ma, a quella data, tutte erano ormai abbandonate.

 

CARTINA ZONA VALLE STRONA DI POSTUA

(Immagine qui aggiunta)

6) Nella seconda metà dell’Ottocento si registra una rinnovata ed intensa attività di ricerca, documentata dagli atti conservati al Distretto Minerario di Torino e, in parte, segnalati nelle pubblicazioni ufficiali dell’amministrazione: le ricerche riguardano i soliti minerali, ai quali si aggiunge il nichel, divenuto un prodotto ricercato, ma talora riguardano in modo specifico l’oro.

 

7) Per il comune di Coggiola, vanno segnalate ricerche per oro eseguite negli
anni 1864-65 da L.C. Gret in località Ronchi e negli anni 1870-76 nelle località
Comebecco, Cava la Viera e Riale dell'Auna, prima da G.G. Levi, poi da Luigi
Calfus; quelle per oro, argento, nichel e cobalto eseguite negli anni 1876-77 dalla ditta Lasagna-Davalle, rappresentata dall’ing. Wapaleszky, nelle località Novagli, Campo, Ghignolo, Giumento, Piane di Sopra; quelle per gli stessi minerali eseguite nel 1878-79 da Massa e soci nelle località Novagli e Campo; quelle per oro e grafite eseguite negli stessi anni da Borro e Brovarone nelle località Ardeccia, Scalagne, Sambuca e Prelle.

 

8) Nei territori di Guardabosone e Postua si registrano le ricerche per oro, argento e altri minerali eseguite negli anni 1865-1884 da don Luigi Zandotti e soci nelle località Pennino Montù e Balme.
In epoca più recente, nel 1977, troviamo un permesso per oro, rame, nichel e minerali associati in località Monte Barone, comuni di Caprile e Coggiola, rilasciato a Ravostino e C.

Infine, in anni recentissimi la RIMIN ha coperto pressoché tutta la zona col permesso per minerali vari, oro compreso, denominato "il Badile", che interessa i territori comunali di Scopello, Scopa, Crevacuore, Coggiola, Caprile e Postua.

 

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