Sito di Zappetta Gialla sull'Oro.

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Bessa Oro Salassi

 

 

pubblicazione di Miniere d'Oro(2003) web.tiscali.it/minieredoro(2004) www.minieredoro(2006 / 2023)

 

 

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Sezione Aurifodine italiane (vedine se vuoi la prima pagina) e loro conseguenti cumuli di ciottoli visibili ancora oggigiorno a testimonianza degli antichi sfruttamenti in questione.

 

 

L'ORO DELLA BESSA (LA MINIERA DEGLI ITTIMULI) SECONDO GLI SCRITTI DI "PLINIO IL VECCHIO" E ALCUNE CONSIDERAZIONI ODIERNE.

 

 

Nel territorio denominato Bessa, la grandiosità della miniera d'Oro dell'Agro Vercellese é tale per cui,ad un certo punto, dopo l'occupazione romana,interviene una legge censorea che vieta agli appaltatori di tali "aurofodinae" (termine [ae] che a quei tempi riguardava miniere d'Oro d'ogni sorta, sia in galleria sia all'aperto, giac. primari, secondari e da non confondersi con le aurifodine [e] che definiamo noi oggigiorno, vedi più in basso) l'impiego di una massa di lavoratori superiore alle 5000 unità. A tal proposito, Plinio il Vecchio (23-79 d.c.) ci dice infatti che esisteva una legge censorea della Miniera d'Oro di Ittimuli con la quale si proibiva ai Pubblicani di avere più di 5000 uomini al lavoro. L'antico autore prosegue poi con la descrizione dei vari metodi impiegati per l'estrazione dell'oro. Il primo di essi si riduce alla semplice separazione dalle sabbie dei fiumi, approfittando della maggiore densità del metallo prezioso, ed è stato qui tralasciato. Il secondo metodo descrive lo sfruttamento dei giacimenti Primari con pozzi e gallerie. Il terzo, che descrive lo sfruttamento dei giacimenti in morena (attenzione, non in roccia viva), é il più dettagliato, di fondamentale importanza storica e ne riporto qui seguire buona parte dei contenuti perché riguarda le famose aurifodine, alle quali nel Sito  ho dedicato una sezione.

 

SECONDO METODO (Le Arrugie). "La terza fatica vincerebbe le opere dei giganti. I monti vengono scavati al lume delle lucerne con cunicoli spinti per grande lunghezza. Egual durata hanno la veglia ed il riposo e per molti mesi non si vede il giorno. Queste escavazioni si chiamano Arrugie e le crepe della terra rovinano improvvisamente e schiacciano gli operai: così che non pare neppure temerario cercare le perle in fondo al mare tento abbiano fatta più pericolosa la terra. Vengono lasciati quindi, per sostenere i monti, frequenti archi. Si trovano massi di Silice che vengono demoliti con il fuoco e con l'aceto. Però, dato che molto spesso nei cunicoli il vapore ed il fumo soffocano gli uomini, li rompono con mazze da 150 libbre e li portano sulle spalle di giorno e di notte passandoseli fra le tenebre l'uno all'altro, e solo gli ultimissimi portatori vedono la luce. Quando il blocco di silice é molto lungo, lo scavo lo segue di lato e lo raggira. Tuttavia si stima più facile il lavoro nella silicie: infatti vi é una terra di un certo genere di argilla mista con ghiaia (la chiamano candida) pressoché inespugnabile. Essa viene aggredita con cunei e con quelle stesse mazze e nulla si crede più duro, se non fra tutte la cosa più dura é la fame dell'oro. Finita l'opera tagliano le imposte degli archi a cominciare dall'ultimo. Il franamento dà il suo segno, ma esso viene percepito soltanto da colui che sta di guardia in cima al monte. questi, con la voce e con segnali, comanda di chiamare gli operai e nello stesso tempo si precipita a valle. Il monte spaccato cade da solo da lontano con un fragore che umana mente non può concepire e con una ventata incredibile. Gli operai,vincitori,ammirano la rovina della natura. E nondimeno non c'é ancora Oro e non sapevano che ce ne fosse quando scavavano. Fu sufficiente motivo per tanti pericoli e spese sperare ciò che desideravano." 

TERZO METODO (Le Aurifodine). "Un altra fatica pari e forse di maggior spesa é il condurre i fiumi per lavare quella rovina della natura, dai gioghi dei monti e all'occorrenza molto spesso da cento migli di distanza. Si chiamano corrughi da "corrugare" (canalizzare): certamente questo é un lavoro impegnativo. Bisogna valutare il peso della caduta dell'acqua che sia capace di strappare ciò in cui scorre e perciò si deriva da altissimi luoghi. Le valli si congiungono con canali (.....). "In testa ai luoghi da cui l'acqua sarà precipitata si scavano bacini di duecento piedi per lato e di dieci piedi d'altezza. Lasciano nei bacini 5 bocche di circa 3 piedi quadri e riempito lo stagno,tolte le chiusure, erompe un torrente con tale violenza da trascinare i sassi".

I bacini, in pratica, che potevano essere riempiti di notte o durante fasi di stasi delle lavorazioni, avevano lo scopo di garantire l’erogazione ed erano muniti di paratie, mediante le quali l’acqua veniva fornita con flusso regolare, oppure a ondate violente secondo l'occorrenza, ai canali di lavaggio: con questo sistema in questi ultimi si fermava necessariamente dapprima solo l'oro più consistente, cioè le scagliette più grosse, mentre il "fine" scorreva più a valle depositandosi infine insieme al resto della minutaglia altrimenti sterile.

Anche i sassi rotolavano a valle seguendo il medesimo principio di cui sopra e si fermavano solo dopo centinaia di metri, prima quelli di dimensioni maggiori, poi quelli più piccoli, mentre il materiale ancora più fine arrivava fino a 3 chilometri di distanza e qui era convogliato in appositi fossatelli sul cui fondo venivano depositati fasci di Ulice, un arbusto simile al Rosmarino, forse Erica. I rametti, che trattenevano le scagliette d'Oro, venivano periodicamente essiccati e poi bruciati per recuperare infine il metallo dalla cenere. nell'immagine a seguire, la principale zona  interessata é quella nel cerchietto.

 

SERRA D'IVREA E BESSA

 

Tra le altre cose, nell'immagine possiamo riconoscere anche l'imponente cresta che scendendo diagonalmente (nella foto, da Andrate fino a Zimone) costituisce l'apice della Serra d'Ivrea e separa la zona pianeggiante di questa città dall'altopiano appunto detto Serra e dal biellese in generale; chiunque si rechi a Ivrea per la prima volta e volga lo sguardo a Est, non può infatti fare a meno di notare e "rimaner colpito" da quella lunga e alta dorsale boscosa omogenea che su quel fianco non ha alcuna discontinuità.

Naturalmente una forma morenica (perché è una morena) così spiccatamente lineare non è frutto del caso: si tratta del risultato di quel che avvenne durante il periodo post-glaciale, cioè quando i ghiacciai cominciarono a frantumarsi per poi rotolare gradualmente più in basso trascinandosi appresso rocce, scavando ecc. e formarono così pianure e valli (vedi disegni e spiegazioni su questo processo in altra pagina del Sito). In sostanza, per quanto riguarda questo lato della Serra, esso è in gran buona parte costituito da materiale proveniente dalla vicina Val d'Aosta, che durante la sua discesa lasciò "per ricordo" questo suo enorme e lunghissimo (ma anche largo perché è un altopiano) argine detritico.

Sul lato opposto, invece, cioè  dove risiede la Bessa vera e propria formatasi non solo con pietrame valdostano, ma anche con quello della Valsesia ecc, i residui provenienti dai canali di lavaggio fatti durante gli antichi lavori che la interessarono giunsero (e arrivano tuttora) a lambire il fiume Elvo che scorre, infatti, parallelamente ai piedi della medesima.

 

Vedi pagina iniziale sulle Aurifodine                                    Vedi pag. iniziale della Bessa

 

 

 

 

 

 

 

 

Approfondimenti di questa pagina

 

Aurifodine spiegate oggi

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