Sito di Zappetta Gialla sull'Oro.

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M. di Muro (Basilicata)

 

 

pubblicazione di Miniere d'Oro(2003) web.tiscali.it/minieredoro(2004) www.minieredoro(2006 / 2023)

 

 

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Basilicata: una mappa indica Oro ... e potrebbe essere l'inizio d'un'avventura.

                                                                               

Durante una delle ultime giornate dello scorso anno (2011) ho ricevuto via e-mail copia di questo sicuramente interessante documento trovato dal sig. La Greca, e la cosa mi ha stimolato ad avviare in qualche modo la sezione mineraria/aurifera sulla Basilicata, un argomento che finora avevo

Pagina realizzata con la gentile collaboraz. del dott. la Greca, il quale mi ha inviato sia la presente mappa sia buona parte del testo che la descrive (dove necessario da me modificato secondo le esigenze del Sito).

lasciato in sospeso non disponendo d'alcun indizio utile al merito, anche perché si tratta di una regione che non rientra geograficamente (ma non è la sola) né nell'ambito del deposito alluvionale italiano né in quello dei giacimenti d'ordine primario (questi ultimi si trovano sulle Alpi) e di conseguenza risulta quindi penalizzata drasticamente sulle sue possibili ricchezze d'oro in natura.

Dunque, cercando di fare un quadro della situazione dal punto di vista teorico, va detto che buona parte delle regioni italiane si trovano nella situazione di cui sopra, ma che tale contesto non garantisce di certo l'assenza dell'oro, semplicemente ne rende molto meno probabile (e diffusa) la presenza, costringendo di conseguenza gli interessati ad una tipologia di ricerca quasi sempre vasta, impegnativa e per nulla garante; tutto questo a meno che ... non si disponga già di qualche indizio storico su cartaceo che localizzi determinati anditi presso i quali convergere le proprie attenzioni ed agire, come infatti in questo intrigante caso.

 

Particolare di mappa antica

Particolare della carta BNF, Cartes et Plans, GE AA 1305-7, tratto da F. La Greca / V. Valerio, "Paesaggio antico e medioevale nelle mappe aragonesi di   Giovanni Pontano", Acciaroli (SA), 2008, pag. 90.

 

La pianta qui esposta, pur non disponendo per il momento di alcuna allegata informazione al merito, costituisce già di per sé un validissimo spunto di ricerca: eventuali interessati che abitino in zona potrebbero quindi tentare di trovare conferme o smentite sulla validità del contesto sia tramite la tradizione orale coltivata nei paesi dei paraggi (racconti tramandatici nel tempo) sia con ricerche pratiche sul posto.

Per la precisione, le indicazioni “Oro” sulla mappa aragonese (se vista per esteso anziché nel "ritaglio" di cui sopra) sono due e localizzano due zone tra di loro vicine: una presso Muro (come da questa immagine) e l’altra a Laviano. La prima, con accanto le scritte “Argento” e “Ferro”, come si può notare è collocata sotto il “Monte di Muro”, nello spazio tra la “Fiumara della Bella” e un suo affluente che vi si getta da sinistra. Guardando una cartina moderna, ad occhio e croce sembrerebbe corrispondere alla zona alta fra Monte Giani e Costa Squadro, sul versante sud. Sempre sulla mappa aragonese, l’altra indicazione di “Oro” è invece posizionata sotto il “Monte di Laviano”, fra i centri di “Laviano” e "Castromagno” (oggi Castelgrande) e confrontando sommariamente  il contesto con una cartina moderna  sembrerebbe corrispondere alle pendici merid. del Monte Mediatore, dove passano un torrente e l’attuale strada. Ma ovviamente le carte antiche sono solo approssimative e il “Monte di Laviano” potrebbe invece riferirsi al Monte Eremita o altro.

Che dire? All’epoca di queste carte già si cercava oro nei fiumi italiani, ma considerando che questa zona non è certo interessata da depositi alluvionali, rimane da definire (ammettendo la veridicità della marcatura sulla carta) se dette indicazioni ci tramandano la segnalazione di presenza e sfruttamento d’oro nei torrenti locali (fattore che richiede comunque il sussistere di filoni auriferi posti più a monte) o se invece esistevano in zona miniere medioevali, se non ancora più antiche.

DIVAGANDO … MA NON TROPPO. Gli scrittori romani, come Livio (ad es. IX, 40), raccontano di interi eserciti di guerrieri sanniti armati con scudi cesellati in oro e in argento che combatterono contro i romani, ma si è dempre pensato ad esagerazioni. E se invece ci fosse un fondo di verità? Nei primi tempi, durante le prime guerre, i romani non distinguevano fra sanniti e lucani, come pure non facevano ancora distinzioni di territorio. E se le miniere d’oro dei sanniti, mai trovate, fossero state proprio queste di Muro Lucano e di Laviano, poi dimenticate, ma chissà come ricordate in questa antica mappa?

Del resto non sarebbe questo l'unico dato "antiquario" delle mappe aragonesi: ce ne sono tantissimi altri che fanno riferimento al mondo antico: fiumi che avevano un diverso percorso, laghi ed isolotti oggi scomparsi, città "dirute", disegni di porti, saline, ponti, mura, torri, templi e addirittura anfiteatri. Ad esempio, una doppia linea che taglia l'istmo calabro, con la distanza in miglia, forse è un ricordo dell'idea del tiranno greco di Siracusa che voleva scavarvi un canale per farne un'isola, o del console romano Crasso che voleva costruirvi un muro per bloccare gli schiavi ribelli di Spartaco. Tanti elementi di queste carte vengono in qualche modo dall'antichità, e potrebbe essere il caso della segnalazione di queste miniere.

                                                                                 F. La Greca e Z. G.

 

Motivazioni per la ricerca dunque ci sono, anche perché la Storia c'insegna che ad es. pure in Toscana e Sicilia si sfruttarono nell'antichità isolati cantieri poi abbandonati non per esaurimento del metallo in questione, bensì per il mutare del suo valore nel corso dei secoli; detti cantieri ci risultano oggi poveri anche d'informazioni su cartaceo per via del fatto che catasti vari hanno spesso tenuto "in vita" solo i dati dei giacimenti minerari più significativi e se si desiderasse trovar nozioni minerarie di depositi minori occorre rivolgersi a particolari archivi ecc.

Per quanto riguarda invece le ricerche dal lato pratico, cioè la ricerca mineralogica vera e propria, occorrerebbe ovviamente per prima cosa localizzare con la massima precisione possibile l'area interessata e poi agire in linea di massima come qui sotto descritto:

 

1) Se nei dintorni posti immediatamente più a valle del punto in questione sussistono corsi d'acqua di carattere torrentizio provare senz'altro a "saggiarli" coi metodi già suggeriti in altra pagina ponendo massima attenzione al concentrato che si ottiene.

 

2) Verificare accuratamente il sussistere o meno di filoni quarziferi (il quarzo è il principale minerale in cui "alloggia" l'oro) per poi agire direttamente sugli stessi con mazza e punteruolo sino a fare una stima dei minerali che contengono. Detta stima è importante perché considerando la presenza sulla mappa di una non lontana miniera di ferro, è più che possibile che in entrambe il minerale principalmente estratto fosse la Pirite: quest'ultima infatti (è un solfuro), oltre ad esser stata sfruttata già nell'antichità per ricavarne il ferro che contiene, talvolta è anche meritevolmente aurifera ed a tal proposito ricordo che se è vero che l'oro nativo vede la sua fondamentale matrice nel quarzo è altrettanto vero che la pirite (arsenopirite) è il principale minerale in cui esso si associa in forma polverulenta.  

 

3) Nel caso si avesse individuata traccia di un qualsiasi antico ingresso minerario, provare a raccogliere materiale e terriccio in loco per poi lavarlo nel corso d'acqua più comodo o vicino; questo metodo non è risolutivo di per sé stesso, ma talvolta con un po' di fortuna consente di capire sbrigativamente che in quel posto meriti agire,  seppure in altri modi ed in misura più significativa.

 

4) Su questa mappa viene riportata anche l'esistenza d'una miniera di Argento. Pur discostandoci qui dall'argomento oro, è ugualmente una situazione che andrebbe meglio definita con ricerche "sul campo" perché anche questo metallo si presenta in natura sia allo stato nativo (vedine una foto) sia all'interno dei solfuri come già detto per l'oro; nel caso dell'argento il solfuro "prediletto" è la Galena.

Concludo riportando un breve tratto del testo che ricevetti inizialmente e che diede l'avvio alla collaborazione per la realizzazione di questa nuova pagina . 

 

"...Qualche anno fa abbiamo pubblicato, con il collega Vladimiro Valerio, il volume "Paesaggio antico e medioevale nelle mappe aragonesi di Giovanni Pontano". Si tratta di carte esistenti nella Biblioteca nazionale di Parigi (BNF), che riteniamo copie di originali aragonesi di fine '400/inizi '500. Abbiamo pubblicato solo quelle riguardanti il Principato Citra (la provincia di Salerno) e i territori confinanti. Sono carte molto dettagliate, e riportano anche indicazioni di tipo economico. L'unica indicazione di miniere d'oro e d'argento, che fra l'altro ci ha molto sorpreso << ..... >> è collocata sul "Monte di Muro", ossia presso Muro Lucano e presso Bella, centri della attuale Basilicata. Ho provato a fare delle ricerche nei testi, ma non è emerso nulla su queste antiche miniere << ..... >>. Ho aggiunto dei riquadri rossi per evidenziare ..."

 

                                                                   Fernando La Greca
                                                                   Ricercatore di Storia Romana
                                                                   Dipartimento di Studi Umanistici
                                                                   Università degli Studi di Salerno

 

 

N.B. Se qualcuno disponesse di notizie al merito (anche minime o solo per sentito dire) e fosse così cortese da rendercene partecipi (il sig. La Greca ed il sottoscritto) può farlo contattandomi.