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Oro Alluvionale, racconto sui metodi

 

 

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Si tratta di un mio racconto che in questo caso non inserisco col principale scopo di descrizione di gita (come le tante che così gentilmente m'inviate), ma piuttosto con l'intento di offrire a chi stia per iniziare l'attività una panoramica di tutto ciò che dà luogo alla classica giornata del cercatore sui fiumi italiani: cioè suo svolgimento, ambiente interessato, quanto oro si possa solitamente trovare in una giornata ecc.

 

Sono ormai passati molti anni dalla giornata che mi accingo a descrivere e che trascorsi cercando oro alluvionale nei pressi di uno dei fiumi italiani più importanti al merito, cioè l'Elvo, ma ne sono rimasti ricordi abbastanza chiari e nitidi, anche nei particolari più significativi, quindi penso valga proprio la pena di riportarli.
L'amico Beppe C. voleva ricambiare un paio di esperienze che sviluppammo insieme nelle miniere della V. d'Ayas e per l'occasione m'invitò dunque a condividere una giornata di ricerca su una "punta" dell'Elvo a lui ben nota e, generoso come sempre, attese un momento sicuramente propizio (fruttifero!!) allo scopo.
Non appena giunti sul posto raccogliemmo sbrigativamente qua e là con le mani un pochino di sabbia per appurare a vista l'indispensabile presenza di materiale pesante (questa viene di norma rivelata dal colore molto scuro del materiale stesso), quindi facemmo cinque o sei sondaggi con sola Batea presso le aree che da quel primordiale test c'erano sembrate più valide e questo non solo per sincerarci della presenza dell'oro, ma anche per farci una idea approssimativa di quanto sarebbe stata generosa con noi quella piccola spiaggia appoggiata di fianco al vasto fiume.
Piazzammo dunque la canaletta nell'acqua, il più vicino possibile al posto prescelto da trattare e, sia per farvi giungere una valida quantità di corrente sia per fare in modo che detta corrente arrivasse in misura costante e uniformemente distribuita sulla larghezza dell'attrezzo, con piccoli artifizi creammo a monte della struttura due piccoli "fianchi d'invito" per l'acqua (vedi ad es. lo schizzo qui sopra); va detto che questi non sono sempre necessari e che comunque si possono realizzare facilmente usando alcuni sassi del fiume stesso, oppure usando un paio di brevi assi di legno.

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Il metodo preferito di Beppe per lavare consisteva nel posizionare un ampio asse (sistema storicamente assai usato dai cercatori d'una volta) appoggiato trasversalmente ai fianchi in rilievo nella zona più a monte della canaletta di modo che si potesse poi versarvi sopra il materiale già setacciato per CANALETTA CON ASSE: L'ACQUA OVVIAMENTE SCORRE NEL LORO SPAZIO INTERMEDIO.poi spingerlo manualmente nella canaletta e devo dire che trovai tale sistema molto comodo e preciso nel suo funzionamento (foto a lato). Va precisato che questo sistema, eccellente per l'oro alluvionale perché solitamente dopo la scelta giusta del posto è richiesto solo più lavoro quantitativo, non è invece indicato per l'oro nativo dei torrenti dove è invece importante conoscere in tempo reale ( di secchio in secchio, quando non di palata in palata) l'esatta provenienza del materiale che si deposita negli scalini, situazione quest'ultima nella quale è quindi meglio non mischiare assolutamente quel che si deve ancora lavare.
Iniziammo a spalare, setacciare (con una grata inclinata sorretta dal classico bastone), versare sull'asse ... e appunto lavare; quasi da subito si cominciarono a notare isolate piccole fogliette d'oro nei gradini più a monte della scaletta e quando ci accorgemmo che alcune di queste risultavano pure negli scalini centrali ritoccammo leggermente la posizione ed inclinazione della struttura di modo che operasse al meglio, cioè trattenendo tutto l'oro nell'ambito dei primi tre scalini. Più avanti nell'arco della giornata di tanto in tanto facevamo scorrere verticalmente la punta di un bastoncino lungo l'intera larghezza degli scalini (con movimento sicuro e continuo) e questo serviva ad agevolare lo svuotamento dello sterile dagli stessi lasciando quindi spazio libero per il depositarsi di nuove scagliette; detta operazione non occorre farla di frequente perché è anzi necessario che nei solchi permanga una buona quantità di materiale sotto al quale l'oro s'intrufolerà rimanendo così protetto e a riposo nei confronti della corrente, ma quando in ogni caso bisogna farla (cioè quando le scanalature tendono a colmarsi), per motivi ovvi è bene iniziare sempre partendo dagli scalini più a valle per poi arrivare a quelli più importanti.

A metà giornata nei primi due solchi si presentava una gratificante striscia di lucenti scagliette gialle che attraversava ininterrottamente tutta la loro larghezza, fattore che indicava non solo la positiva ricchezza del materiale trattato, ma anche che la canaletta stava lavorando bene, cioè non accumulando il pesante tutto da una parte o da un'altra, ma distribuendolo uniformemente.
Non ricordo esattamente quanto oro trovammo in quell'occasione, forse poco meno di due grammi, ma è bene far presente a chi non sia ancora pratico che l'oro alluvionale, tranne che nelle dovute eccezioni, consiste in minute fogliette quasi sempre sottilissime, talvolta al limite della trasparenza e che quindi per poter parlare di grammi (pur essendo un metallo pesantissimo) occorrono centinaia di quelle scagliette; da questo ne deriva che già un solo grammo d'oro di quella tipologia (quantità che corrisponde già al risultato di una giornata sicuramente valida), una volta ben pulito ed inserito in adeguata fialetta appaga sicuramente la vista.
A fine giornata trasferimmo come di consueto il contenuto della canaletta in una batea per lavare con estrema cura detto concentrato aurifero, operazione quest'ultima non certo facile perché a quel punto si tratta di lavare materiale tutto pesante, cioè magnetite (nera, presenzia in stragrande abbondanza), piriti, solfuri vari, oro ecc. e a lavoro ultimato si ha finalmente "in mano" il prodotto dell'esperienza vissuta. Per un'ulteriore rifinitura ultima ed impeccabile del ritrovato, Beppe si portò a casa l'oro risultato da quella giornata dove poté così agire con con calma e precisione: un metodo a tal proposito (che uso io, lui non so) consiste ad es. nel distribuire poco alla volta, formando grossomodo una striscia orizzontale, il materiale interessato su di un foglio di carta posato sul tavolo e, avvicinandocisi col viso, soffiarci frontalmente con molta cautela per vedere così ancora una volta come l'oro tenda a soffermarsi lì dov'è, a discapito delle altre sostanze che invece si spostano oltre.
P.S. la settimana seguente il mio amico venne a trovarmi col prodotto "finito", ben ripulito, e generosamente mi regalò l'intero risultato di quell'esperienza, cioè anche la metà che naturalmente sarebbe spettata a lui. Grazie, Beppe.

 

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