Sito di Zappetta Gialla sull'Oro.

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Le batee in generale

 

 

pubblicazione di Miniere d'Oro(2003) web.tiscali.it/minieredoro(2004) www.minieredoro(2006 / 2023)

 

 

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La Batea (o padella, piatto , gave  ecc.) si presenta in due tipologie, cioè quella  con il fondo piatto (qui a lato e maggiormente in uso oggigiorno), oppure quella conica (foto in basso, detta anche a cappello cinese). Personalmente preferisco la prima perché, al contrario della conica, consente già di visualizzare con una semplice scrollata la qualità del suo contenuto prima ancora di arrivare alla fine del "lavaggio".

Intendiamoci, è una questione di gusti e preferenze che sono del tutto individuali:

 

la conica, che richiede movimenti piani e circolari onde far uscire gradualmente e costantemente dai suoi bordi il leggero, permetteva dal canto suo anche di inserire nel suo estremo fondo una piccola quantità di Mercurio il quale serviva a catturare ed amalgamare l'oro (cosa che sconsiglio vivamente per via della tossicità del mercurio). A livello amatoriale le preferenze individuali privilegiano di gran lunga la padella a fondo piatto, la cui tecnica d'uso è mostrata in apposita scheda.

... VARIANTI INTERESSANTI SUL TEMA

 

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Come tutti gli attrezzi, anche l'odierna e classica batea  è oggetto di vari e moltecipli  tentativi di"personalizzazione" per migliorarne le prestazioni: ad es. particolarmente utile in certi ambiti (cioè non sempre, né ovunque) mi è parsa, quando ebbi modo di usarla, la padella coi bulloni del sig. Gottardo e che descrivo più in basso, ma merita interesse anche la cosiddetta batea concentrica, che qui vediamo in un esemplare auto-costruito dal cercatore Davide (foto Mathis) partendo dal PVC grezzo lavorato con una fresa a controllo numerico. Essa offre un'alternativa al tradizionale piatto poiché il moto rotatorio che le viene impresso per usarla come si conviene e la sua ampia superficie permettono al materiale leggero e inutile di scivolare via (fuori) bloccando invece, nell'apposito solco a spirale (quindi non si tratta più di scanalature circolari separate l'una dall'altra, ma di un unico solco che dal bordo esterno giunge sino al centro) la magnetite e tutto il concentrato pesante, tra cui  ovviamente anche l’oro.

NOTA BENE: nel sito c'è un vasto/attento studio su questo tipo di batea, con a seguire tanto di descrizione, molto dettagliata, su come costruirsela.

 

 

 

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La Batea con i ...bulloni. Non dispongo di un'immagine al merito, ma considerando che il suo principio di funzionamento è assai semplice penso di poterlo qui spiegare (e far capire) in poche righe. Si tratta di una peculiarità molto utile e funzionale per quando ci si trova ad agire con materiale compatto, fangoso, argilloso o che comunque fa fatica a sciogliersi procurando quindi il rischio (molto probabile) che particelle anche significative d'oro rimangano inglobate nel contesto di cui sopra scivolando infine fuori dalla batea insieme a detta melma limacciosa pressata.

La padella coi bulloni, da altri chiamata anche "batea con le antenne", fu forse importata in Italia per la prima volta dal sig. Deon Gottardo dopo uno dei suoi vari excursus che fece all'estero per partecipare alle varie gare dei cercatori d'oro. Si tratta sostanzialmente di una comune batea con tre o quattro "chiodoni" alti 4 o 5 cm. che si alzano verticalmente dalla base del piatto con l'interessante scopo di rompere e sciogliere velocemente il materiale da lavare senza dover ricorrere ai soliti "rivangamenti" da farsi solitamente con le mani

 

                     Uno scorcio della vasta collezione di batee del sig. 

Deon Gottardo, eccellente "garista" (e cordialissima persona).

 
bulletAltra Batea ... con variante: clicca qui per vederne la descrizione.
 

Infine, una curiosità su gentile segnalazione di Franco (che per chiunque volesse contattarlo rende qui disponibile anche la sua mail): egli ha notato con interesse che nel film Mother Lode (la vena madre, anno 1982, attori principali R. Burton e Kim Bassinger) fanno comparsa dei piccoli setacci con motori a scoppio a due o 4 tempi che addirittura aspirano i sedimenti dal fondo e li "trasferiscono" su un setaccio vibrante. Il tutto dalle dimensioni di 100 -120 x 60-80 centimetri, ed inoltre appoggiati su due "gommoncini" laterali, i quali che danno così anche la possibilità di trainarli nell’acqua.

 

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Indicazioni stradali con Google

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Per la Rete. Oltre alle conseguenze nelle quali spesso s’incorre, tipo intervento da parte di terzi legittimamente interessati (un esempio), copiare o utilizzare contenuti d’altri siti porta quasi sempre a risultati screditanti per il proprio lavoro, soprattutto nel caso il materiale fosse tratto da web ben conosciuti e molto visitati i cui utenti, nel caso appunto ravvisassero (accidentalmente?) il contesto di cui sopra, considererebbero detta scopiazzatura come rivelatore della mancanza di buon gusto oltre che di idee nei confronti del gestore del sito in “odor” di plagio . In ogni caso si tratterebbe di un gesto che, al di la delle apparenze iniziali, non offrirebbe al proprio web alcuno sviluppo positivo per il semplice motivo che non è generato da un’azione costruttiva bensì passiva.  A mio modesto avviso, un sito per risultare interessante deve avere una propria personalità nella scelta dei contenuti e nel modo in cui questi vengono presentati: meglio ancora se caratterizzato da alcune informazioni non  facili da reperire. Altro che copiare da altri siti. Per il cartaceo. Talvolta vengo a sapere che qualcuno ha utilizzato paragrafi del sito nella stesura di qualche suo lavoro su cartaceo (libri ecc.): non mi riferisco certo ai seri scrittori e giornalisti che con una comune richiesta di autorizzazione via e-mail (la concedo sempre, salvo particolarismi) mi appagano anzi di soddisfazione per quanto concerne la mia attività in rete (e ciò mi basterebbe), ma piuttosto alle persone che pubblicano il contesto non solo senza chiedermene per semplice formalità il consenso, ma addirittura senza la buona educazione di citare, nel prodotto finito, il fatto di avere in qualche misura attinto anche dalle mie pagine. Non riporto per esteso le credenziali dei "maldestri autori" dei quali mi sono finora accorto perché ritengo che i loro nomi (e pubblicazioni annesse) non meritino qui di essere "pubblicizzati" in alcun modo, cioè esattamente al contrario e nel rispetto di come invece solitamente mi comporto con tutte le persone che mi contattano in simili circostanze e delle quali in seguito io segnalo appunto con piacere (è nell'interesse informativo del sito) la pubblicazione che li riguarda. Insomma, una questione d'impostazione e correttezza reciproca che tra l'altro può solo agevolare entrambi.