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Fiume Elvo prima pagina

 

 

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Partendo da questa prima pagina sul fiume Elvo e sul suo oro alluvionale (che come vedrete talvolta si manifesta anche in pur "rarssime" pepitine) si possono consultare nel dettaglio non solo alcune informazioni sul relativo corso d'acqua, ma anche la descrizione di qualche località di ricerca tra quelle riconosciute "classiche e valide" nei tempi da molti cercatori che ben conoscevano l'argomento qui trattato. Va detto che questi posti sono qui illustrati a puro titolo di esempio perché la dislocazione geografica delle cosiddette punte (indispensabili per cercare questo tipo di oro) col passare degli anni spesso varia e bisogna quindi cercare d'individuarne di nuove.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Approfondimenti di questa pagina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il fiume Elvo nasce nei pressi del Monte Mars e del Mucrone per dirigersi gradualmente verso la piana del biellese, dove va a fiancheggiare il territorio della Bessa, località famosa per gli antichi e fruttuosi sfruttamenti auriferi che vi vennero fatti intorno al sec. e primo secolo a.C.

Non appena oltrepassata quest'area, all'altezza di Cerrione il suo andamento vira in misura significativa verso occidente e va ad inoltrarsi nelle risaie vercellesi per poi confluire (da destra) nel Cervo nei pressi di Collobiano (VC).

 

Il fiume Elvo dove scorre "fianco a fianco" con la Bessa.

 

Più o meno tutti i corsi d'acqua interessati da quest'ampia zona sono in qualche misura auriferi, ma l'oro presente nelle acque e nelle sponde dell'Elvo lo collocano giustamente tra i fiumi italiani più meritevoli per la ricerca e a proposito di quest'ultima va detto che il suo tratto più "ricco", sia come quantità sia come qualità (dimensioni delle scagliette), è localizzato non a caso proprio nella "fascia " in cui comincia a lambire la menzionata Bessa e a costeggiarla fino più o meno all'area di Cerrione, località quest'ultima dove si possono ancora trovare campioni dalla misura ragguardevole, fortuna permettendo. Sempre per lo stesso motivo, anche i suoi immissari (affluenti) minori risultano generalmente più "generosi" laddove territorialmente poco distanti dal materiale morenico sopraddetto.

Portandosi più a valle, cioè oltre Cerrione, l'Elvo continuerà ad essere aurifero, ma le dimensioni delle sue scagliette diverranno via via sempre più esigue, mentre agendo nella zona di cui sopra ci sono possibilità  di rinvenimenti anche significativi non solo per quanto riguarda il totale del trovabile, ma anche e soprattutto per le dimensioni occasionali di qualche singolo campione (vedine un es.) e questo da un lato grazie al citato terreno limitrofo di per sé stesso, ma anche per via delle varie operazioni di scavo, smottamenti e spostamenti di materiale che vennero eseguiti nel medesimo in tempi antichi.

Non per questo bisogna però escludere a priori il suo tratto inferiore, perché pur essendo lì il suo oro generalmente più fine (eccezioni a parte) è al tempo stesso assai diffuso e ci sono diverse sue zone molto frequentate per la ricerca, come ad es. presso Carisio ecc.

 

ALTRE NOTE (da Pipino). I torrenti della zona, affluenti diretti o indiretti dell'Elvo, sono notoriamente auriferi, ma è da notare che cominciano ad esserlo quando attraversano sedimenti morenici e alluvionali. L'oro comincia a diventare abbondante, nell'Elvo, fra Mongrando e Borriana, non tanto perché vi confluiscono gli altri rii, ma perché in questa zona il torrente principale lambisce i depositi fluvioglaciali laterali dell'anfiteatro mrenico d'Ivera e, soprattutto, il materiale di discarica delle aurifodine della Bessa. Quasi al termine di questa confluisce l'Olobbia che la costeggia a lungo, in direzione nord-sud, e concorre ad aumentare la ricchezza dell'Elvo: in passato questo torrente (la Lobbia) era noto, ed apprezzato, soprattutto per la presenza di oro granuloso, quindi più pesante, che evidentemente proveniva dal terrazzo aurifero intonso che si sviluppa lungo il suo versante destro. Dopo la confluenza, l'Elvo si mantiene aurifero fino allo sbocco nel Cervo, sebbene le particelle diventino sempre più piccole e sottili.

I tenori sono ovviamente molto vari e dipendenti dalle condizioni, più o meno ideali, dell'alveo: alcune punte possono presentare concentrazioni di più decine di grammi per metro cubo, ma raramente raggiungono o superano i 5 metri cubi in totale.

 

Miniere? Infine, qualche breve accenno e curiosità sia sulle presunte miniere sia sulla mineralogia locale ... e anche un paio di "quasi-credenze".

Nel tempo furono segnalate ricerche a monte di Sordevolo, su entrambi i fianchi dell'Elvo, nelle vicinanze del convento della Trappa. Nel 1873 G. Jervis vi menziona (presso Pelvo) pirite aurifera. Una decina d'anni dopo Maffei descrive sommariamente, in sostanza sempre a proposito della medesima area territoriale (regione Bugi, sotto il m. Mucrone) ricerche per estrazione di minerali cupriferi (rame); stessa zona dove tra l'altro il classico fantasticare che è un po' comune a tutti dei paesi di montagna, cita una strada del diavolo ed una caverna. Nel 1886 Pertusi e Ratti confermano che a parer loro detta caverna inizia presso l'alpe Bugie (toponimo quindi senz'altro riconducibile alla regione "Bugi" di cui sopra), precisando inoltre che la strada adducente al sito presentava sulla pavimentazione strani segni lasciati dal ripetuto passaggio di ruote (secondo la leggenda popolare, la carrozza del diavolo).

Al di là della nota tendenza, quando ci si tramanda dati da una generazione all'altra, di miscelare realtà a leggende, Torrione e Crovella localizzano esattamente quanto soprascritto al Colle Erdaparei, aggiugendo inoltre il riconoscimento di alcuni pozzi talvolta anche significativamente sviluppati (cioè profondi).

 

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