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Miniere di Tavagnasco

 

 

pubblicazione di Miniere d'Oro(2003) web.tiscali.it/minieredoro(2004) www.minieredoro(2006 / 2023)

 

 

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Materiale liberamente estratto da una pubblicazione in francese di A. Froment, del 1898.

 
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Il comune di Tavagnasco, sul cui territorio si trovano i giacimenti che sono l'oggetto di questo rapporto, é situato all'imbocco della Valle d'Aosta sul torrente molto importante e conosciuto che é la Dora Baltea. Essa é collegata con una ferrovia alle altre linee italiane e presto si troverà in comunicazione anche con quelle francesi tramite una linea che partendo da Aosta attraverserà Il Gran San Bernardo. Il progetto, molto ben studiato ed altrettanto appoggiato, si realizzerà certamente in breve tempo. I Giacimenti di Arsenopirite e di galena argentifera sono situati sulla parte montagnosa che guarda la vallata,proprio in faccia alla stazione ferroviaria (linea Aosta - Chivasso - Torino eccetera). L'altitudine delle gallerie attuali non supera i 650 metri,cioé solamente 370 metri circa più in alto del paese. Tre sentieri conducono alle miniere; uno é una mulattiera, l'altro un sentiero ad ampie curve e l'ultimo un sentiero dritto che permette di raggiungere la galleria dell'Aquila in tre quarti d'ora. la situazione topografica delle miniere é eccezionale: vicinanza al villaggio, vicinanza alla ferrovia,facilità e rapidità per le comunicazioni, tutto concorre a dar loro un valore molto superiore a quello che possiedono intrinsecamente. Sono poche le miniere che si trovano così favorite. Questa situazione eccezionale é stata messa a profitto dai promotori dell'Impresa: in breve tempo la miniera é stata collegata alla ferrovia tramite due cavi da utilizzarsi per far scendere il minerale ed al trasporto di altre occorrenze. I contrafforti montagnosi che si estendono da Quincinetto a Saint Martin proteggono dai venti che risultano così praticamente nulli, la stessa neve non si ferma ed inoltre il fianco ove sono posti gli ingressi delle gallerie é rivolto ad Est. Tre torrenti scorrono nei pressi della zona da esplorare: uno é il Piovana (Briasse) che delimita la Concessione a Sud, il secondo é il Liva ed il terzo si chiama Bosco e delimita la Concessione a Nord.

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Il numero dei filoni individuati fin'ora arriva a 16, e verranno ovviamente studiati separatamente: é importante tener conto che siamo in presenza di una zona di fratture assolutamente uguale come formazione al sistema filoniano di Hartz e contenente all'incirca gli stessi minerali ma, almeno finora, con una ricchezza differente. E' ormai un fatto acquisito che questi filoni attraversino un banco importante di calcite cristallina e c'é da supporre che in detti punti si troveranno delle grosse concentrazioni di minerale: la sostituzione nei calcari é un fatto di prima importanza che si verifica ovunque con sviluppi considerevoli per il Piombo, il Ferro e lo Zinco. Questi tipi di giacimenti, prodottisi praticamente per dissoluzione del calcare, sono sempre caratterizzati dalle loro dimensioni notevoli. I minerali contenuti dai filoni di Tavagnasco variano dalla Pirite al Mispickel (arsenopirite) aurifero, alla Galena ed alla Calcopirite, il tutto distribuito in proporzioni variabili; da sottolineare che molti filoni sembrano dare un minerale più arsenicale ed aurifero: sono i filoni Parella, Sant'Anna, Belvedere ed Esperance.

 

 

GEOLOGIA. La parte che di questo libro ne descrive la situazione locale non l'ho riportata, né riassunta, ma su questo argomento ho invece preferito inserire alcune riflessioni e considerazioni attuali (2017) dell'Ing. P. Munari, il quale in  più punti è in disaccordo su quanto riportato, a livello geologico, nell'antico documento, e ne spiega (qui sotto) i motivi dettagliatamente.

"...Premesso che l’ho letta per sommi capi perché, senza conoscere ancora i luoghi, è difficile raccapezzarsi, parla di tutta una serie di fratture, discordanti rispetto alla Linea del Canavese, ed anche intersecantesi tra loro, entro cui si sarebbero infiltrati filoni idrotermali trasportanti Arsenico, Oro ed altro.

Al fondo della traduzione vi sono le copie dei disegni dell’autore, tutti da interpretare.

Secondo l’autore i fenomeni sono del Devoniano.

A pag. 64 c’è una ricostruzione dell’ambiente Devoniano, per nulla attinente con gli attuali studi geologici:

   non si parla dell’oceano Tetide né della sua chiusura.

   si considera Ivrea prossima a Tavagnasco già allora.

        si considerano le rocce di Ivrea già sul posto nel Devoniano.

 

Oggi si ritiene invece tutt’altro:

       I micascisti in cui si sono infiltrati i filoni idrotermali sono una scaglia “di margine africano”, cioè della costa Sud dell’oceano Tetide, andata in subduzione ad alta profondità (facies eclogitica), durante la fase Eo-Alpina, poi riesumata in epoche più recenti per formare la Falda di ricoprimento della Dent Blanche (Zona Sesia-Lanzo)

       Le rocce di Ivrea, che lui (Froment) chiama Dioriti, sono Dioriti-Kinzigiti di crosta profonda, sempre di margine africano, venute su sul finire della spinta compressiva delle Alpi (formano le Unità Sudalpine, sotto la Linea Insubrica): io le definisco le nostre Prealpi, perché al di sotto della Linea Insubrica, come le Prealpi Bergamasche e le Dolomiti.

     Che le une e le altre rocce fossero vicine nel periodo Devoniano non è assolutamente accertabile, forse non lo sarà mai, ma quel che è certo è che non erano affioranti e non vi era un mare lì nei pressi.

 

L’attribuzione al Devoniano è tutta da confermare: trattandosi di filoni idrotermali, forse si potrebbero fare analisi isotopiche.

 

Resta il fatto interessante in sé: che ai piedi delle Alpi Graie, lungo la Linea Insubrica (qui Linea del Canavese), vi siano vestigia di attività di fumarole vulcaniche, con apporto di Arsenico, Galena ed anche Oro.

 

Infine, a conclusione di quanto scritto finora, suppongo la seguente genesi delle mineralizzazioni:

Le rocce di Tavagnasco (falda di ricoprimento della Dent Blanche, zona Sesia-Lanzo) hanno subìto profonde metamorfosi, accompagnate da profonda dislocazione e intenso schiacciamento.

Ne consegue che, se ci fossero state fumarole in origine, si troverebbe ancora traccia dei minerali, in forma di noduli o lenti, ma non delle strutture, profondamente stritolate dall’Orogenesi Alpina.

Quindi quelle “fumarole” (per usare il termine dell’articolo) sono recenti, successive alla messa in posto delle falde.

Data la vicinanza del Plutone di Traversella, con il suo corteggio di mineralizzazioni, con abbondanti solfuri (pirite, ecc.), la cosa più probabile è che anche gli stessi filoni facciano parte di questo evento geologico".

 

                                                                              Ing. Pietro Munari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Approfondimenti di questa pagina

 

filone Aquila
filone Belvedere
filone Briasse
filone Esperance
filone Feipian
filone Genoveffa
filone Liva
filone Parella
filone Pary
filone Pauline
filone Piaunetto
filone Rosa
filone Saint Jean
filone San Giuseppe
filone Santa Caterina
filone Santa Maria
filone Sant Anna
Schizzo dei filoni
Schizzo delle faglie
Riepilogo sui filoni

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