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il sentiero 117 Genoni

 

 

pubblicazione di Miniere d'Oro(2003) web.tiscali.it/minieredoro(2004) www.minieredoro(2006 / 2023)

 

 

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Dalla tesi di Laurea di Alessio Rimoldi, su suo gentile consenso e che ringrazio per la preziosa collaborazione al Sito.

 
   

                                                                                         

 

 

Descrizione del sentiero 117 o sentiero Genoni.

 

 

Sentiero Genoni, versante di Carcoforo (in rosso, il passo della Miniera).

 

Dal parcheggio in cui si lascia la macchina, si procede verso Nord Ovest,si attraversa il ponte sul torrente Egua lasciandosi sulla destra l’abitato di Carcoforo, seguendo l’indicazione per sentiero 117 e 113. Si percorre una strada sterrata per ca. 15 minuti, quindi all’altezza di alcune baite in località “Le Coste”, si svolta a destra imboccando il sentiero 117 (1372 m), detto anche sentiero Carlo Genoni in memoria di un alpinista scomparso del CAM di Busto Arsizio.

Si cammina su terreno detritico, ricoperto del tutto da vegetazione erbacea e arbustiva, raggiungendo dopo dieci minuti di camminata l’alpe Pasquè (1434 m). La vegetazione arborea si fa più fitta, si incontrano nelle vicinanze dell’alpeggio dei frassini; proseguendo si entra nel dominio dei larici, nel primo tratto essi non sono molto fitti, probabilmente a causa dei pascoli, ma proseguendo lungo dei tornanti sulla sinistra orografica del torrente Giovanchera, ci si inoltra nel lariceto, caratterizzato dal tipico sottobosco a rododendri e mirtilli. Lungo il torrente si scorgono delle pareti rocciose completamente prive di vegetazione, che svelano la loro natura scistosa e quindi metamorfica.

Si arriva a quota 1597 m, presso l’alpe Sulla Selva e da qui si può osservare il panorama che dà sulla catena montuosa che separa la Val D’Egua dalla Val Sermenza; non è improbabile incontrare o sentire nei dintorni i caprioli, e guardando verso le rocce lisce ed inclinate del Cengio del Badile, che si trova verso sinistra rispetto al sentiero nella direzione di marcia, si possono intravedere dei camosci.

Proseguendo dall’alpe Sulla Selva si esce dal lariceto, la valle si apre diventando più ampia, si raggiunge l’alpe Giovanchera Bella (1703 m) passando per un pendio coperto da vegetazione nitrofila tipica dei pascoli. Gli arbusti, tra cui il rododendro, compongono grosse macchie lungo i versanti del Cengio del Badile, dove è possibile osservare i camosci. Sulla destra rispetto alla direzione di marcia si estende un lariceto, dove nidifica il gallo forcello. Il torrente scende sulla nostra sinistra formando dei piccoli gradini, caratterizzati da piccole cascate e zone più calme: queste ultime rappresentano l’habitat ideale delle trote "fario".

Superata l’alpe Giovanchera Bella, si raggiunge una ripida bastionata di rocce levigate che rappresenta una soglia glaciale dalla quale il ghiacciaio scendeva verso valle. Si supera la parete rocciosa abbastanza facilmente sulla destra, raggiungendo una perfetta conca glaciale. Sulla nostra destra (un'ora e mezza circa di cammino dal paese) vi sono i ruderi dei ricoveri dei minatori, e sulla nostra sinistra, non visibile dal sentiero, vi è un fatiscente sito di lavorazione del minerale estratto. Più lontano si vede l’alpe Busacca del Badile. Anche in questo punto è facile osservare i camosci, ma sono le marmotte che in questa valle regnano sovrane.

Si continua lungo il sentiero tra rocce detritiche di dimensioni metriche, si attraversa il torrente e ci si incammina verso il canalone del Rio Badile che si fa spazio tra le pareti scoscese alla sinistra della conca. In circa 2 ore complessive di cammino ci si trova così a passare di fianco alle miniere del Badile: già dal sentiero se ne scorgono tre imbocchi.

Superato il canalone delle miniere, si "scollina" raggiungendo l’alpe Badile (1998 m). In giornate terse il panorama offerto da questo terrazzo sulla Val d’Egua è spettacolare. Guardando verso Nord si può ammirare la meta dell’itinerario, il Passo della Miniera, che si trova tra il pizzo Quarazzolo e il Palone del Badile. La cresta divide la Val Sesia dalla Valle Anzasca.

Proseguendo a monte dell’alpe Badile l’itinerario diventa più difficoltoso, la traccia del sentiero non è più segnata e per continuare si seguono i "segnavia" verniciati sulle rocce.

Poco dopo l’alpeggio si può svoltare verso la Bocchetta del Badile e raggiungere il rifugio Massero con un'altra ora circa di cammino.

Proseguendo invece sul 117, si cammina ora su pietraie, la vegetazione è caratterizzata da erbacee ( tra le quali predomina la Carex Curvula), la pendenza aumenta e la disponibilità di rifornirsi d'acqua lungo il sentiero diminuisce progressivamente con la salita, per cui è ragionevole soffermarsi per verificare sia la propria condizione fisica - mentale sia le condizioni climatiche; se dovesse infatti scendere la nebbia, perdere l’orientamento potrebbe rivelarsi molto pericoloso ed inoltre il cellulare non riceve nessun segnale già dai 1900 m di quota.

Le pietraie e gli esigui pascoli rappresentano un luogo ideale per la vita e la nidificazione della pernice bianca e della coturnice, che convivono a queste altitudini (tra 2000 m e 2500 m) assieme alle marmotte e ai camosci. All’altitudine di 2392 m, si passa vicino a una miniera abbandonata, il cui imbocco non è visibile dal sentiero, ma si scorgono dei detriti rossastri e ammassati che ne indicano la posizione. Raggiungendo una bastionata di rocce che si supererà sulla destra, la pendenza diventa sempre più accentuata e negli ultimi venti metri troveremo una corda fissa (in ferro) che agevola la salita e la discesa lungo la parete. Superata questa, a 5 h di cammino dalla partenza ci si ritrova infine sul Passo della Miniera o Sella del Badile, a quota 2535 m. Il panorama si apre verso Nord sulla Valle Anzasca, con Macugnaga, e verso Sud sulla Val D’Egua. Purtroppo, dal Passo il Monte Rosa rimane nascosto dietro alla cresta rocciosa.

 

 

 

 

 

 

 

 

Approfondimenti di questa pagina

 

Scendere a Macugnaga