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Miniere delle Valli di Lanzo nella storia

 

 

pubblicazione di Miniere d'Oro(2003) web.tiscali.it/minieredoro(2004) www.minieredoro(2006 / 2023)

 

 

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Note estratte da documenti (XVIII sec.) rinvenibili presso l'Archivio di Stato di Torino; va precisato che, considerando che si tratta di testi antichi nei quali lessico e forma oggigiorno non sono sempre di facile comprensione, alcuni suoi "passaggi" sono stati qui "ritoccati" ed adeguati all'oggi (cercando di non alterarne minimamente la sostanza) per una più scorrevole lettura. In ogni caso, chiunque fosse interessato a conoscere per esteso gli originali, disporre degli estremi catastali da cui provengono, interloquire con l'interessata per inviarle ulteriori informazioni utili ad arricchire detto suo già pregevole lavoro di ricerca storica - mineralogica sulle Valli di lanzo, può contattarla direttamente.

 

 

Pagina a cura di Serra Mariateresa, Socia della Società Storica delle Valli di Lanzo.

 
 
 
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Alla (val d'Ala, Ala di Stura?). Il Sig. Procuratore Generale resta pregato  d'estender la minuta della patente d'infeudazione per il luogo d'Alla nel Marchesato di Lanzo in favore del sig. Conte a  riserva del Regio beneplacito, quale Giorgio Gius Maria di Brichianteau per il titolo comitale, comprendendo la miniera di ferro in pietra, o sul filone con esclusione però di quelle in sabbia. In detto territorio vi è abbondante miniera di ferro in vena o sul filone tenuta dal G.le Ferraris per la quale paga al feudo l'annuo canone di 70 Lire.  Detta miniera si ritrova attigua al fiume Stura nella Regione di Martassina e se ne cava annualmente (G.le Ferraris) da  6 a 7 /m  Rubi (Rubbi ?) di ferro sovra le quali ne ha l'utile di circa 12 soldi per Rubo dedotte tutte le spese  che si calcolano a 2 Lire per Rubo e, vendendosi ogni sommata di Rubi 12 Lire 32/33 circa, ne risulta il  prezzo di soldi 52 circa per Rubo; in tempo che il prezzo del ferro è più forte  che al presente, il profitto  è maggiore. L'edificio per la fondita del ferro deve esser  proprio del G.le Ferraris il quale ha  altresì acquistato diversi tenimenti  di boschi per aver il carbone necessario per le fondite sul posto, e detto  carbone continuandosi a far travagliare detta miniera potrebbe, col trascorso di dieci anni, mancare sul posto, nel qual caso dovendosi  provvedere altrove potrebbe poi anche cessare in parte detto profitto. Il G.le Ferraris non solo resta investito dal sig. Marchese di dette minere d'Alla per instr. del 8. Giugno 1712, ma di tutti i minerali, mezzi minerali , ed escavazione di quelli privativamente a chichessia, sia in tutto il Marchesato e Valle con la riserva d'un quinto situato però da Cantoira in  sù verso Groscavallo, sia come pende l'acqua di Stura, in "emphiteusi et albergamento perpetuo".

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Balme. Miniere nessuna.

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Bonzo. Mercati non ve ne sono, neanche delle minere.

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Cantojra. Non si fa alcun mercato, non vi sono miniere.

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Ceres. Tre fucine ritrovansi per la fondita del Ferro proprie dei stessi particolari. Altre sei fucine proprie come avanti per la formazione degl'istrumenti di Ferro ad uso dell’agricoltura, e per far altre ferramente in servizio del luogo, e circonvicini. Miniere nessuna.

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Chialamberto. Miniere nemmeno.

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Coazzolo. Non vi sono miniere in queste montagne d’alcun genere. Sovra due bealere (?) venienti dal Tesso vi sono un edificio di Pista da Canapa di Ant. Coletto di Monastero, ed una Fucina per fonder ferro propria di Giovanni e fratelli e consorti di Stabio pur di Monastero e sono, dette Pista e fucina, soggette solo alle taglie per il fito (affitto?) verso questa Comunità.

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Col S. Giovanni. Miniere attualmente aperte non ve ne sono, ma per tradizione si è inteso che altre volte già siasi fatta una qualche escavazione nel monte chiamato di Caprario da persone forestiere, con aver ricavato qualche prodotto d’oro, ma per diligenze in appresso praticatesi, non si è mai potuto venir in cognizione della supposta miniera, né della vociferata escavazione.

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Forno di Groscavallo. Non si è potuto penetrar che sianvi miniere in queste montagne.

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Germagnano. Non si parla di miniere in queste fini.

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Groscavallo. Dicesi che siavi una miniera in essa montagna dell'’Inverso nella Regione del Turrione, e per tradizione si riferisce che fosse d'Argento, ma da memoria di uomo, anzi dall’anno 1670 in qua non è più quella stata coltivata.

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Lanzo. Non vi sono Miniere presso questo Finaggio

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Lemie. Non si è potuto intendere che vi siano Miniere in questo territorio, benché montuoso.

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Messenille. Vi è una montagna detta di Calcant con due diverse miniere, una di ferro in grana e l'altra di ferro in vena o sul filone: il ferro in grana mescolato con terra si raccoglie da particolari e lo si purga dalla medesima senza pagamento di cosa alcuna al feudo, quello in vena si potrebbe far travagliare a comodo e profitto dal feudatario sebbene riferito che non sia troppo abbondante. 

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Mezenile (Messenile?). Vi è quivi la Manifattura dei Chiodi, dei quali vi saranno fabbriche o fucine quindici circa, tutte proprie dei stessi particolari, che si valgono per uso d’esse dell’acqua delle fontane e rivi che trovansi per il medesimo territorio, ed anche in qualche parte di quella della Stura, e ciò tutto senza pagamento d’alcun canone, ne altra soggezione, ed il carbone per dette fucine si fa col bosco della montagna dello stesso territorio, e cosi nel luogo vi è il commercio d’essi chiodi, che  produce  ancora un entrata di denaro di qualche riguardo, sebbene quello sia in parte diminuito da pochi anni in qua, dicendosi ciò provenire da che non si faccino più tante fabbriche come per lo passato.

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Monastero. Ritrovasi una fucina per la fondita del ferro, di proprietà dei cugini e fratelli Barra dell’istesso luogo unitamente a Michel Angelo Costa di Pessinetto. Nella montagna che vedesi a mezzogiorno del luogo, la quale si denomina di Stabio e si estende fino al territorio di Mezenile, ritrovasi la miniera di ferro, ma in pura arena, essendo già quella molto distrutta, e nella maggior parte lasciata in abbandono, perché resta più poco abbondante.

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Mondrone. Per questi monti non trovansi miniere.

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Pessinetto. Neanche ritrovansi delle miniere. Non vi è commercio, né manifattura, sebbene gli abitanti s'impiegano a far li chiodi alle due Fucine che vi esistono vicino al luogo, come anche a far li fabbri ferrai, portandosi anche una parte d’essi a giornaliere (far giornate ?) nelle terre vicine et massime nella più prossima di Mezzenile.

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Traves. In detto territorio vi sono le miniere di ferro in grana dette di Lunel, della Priascola, Ganes, e per le notizie date, la Comunità deve esserne stata Investita  dal S.r Marchese mediante il pagamento di Crosassi (?) 50 e non si sa se per scrittura o come. Li particolari del luogo caveranno annualmente tre o 4/m salmate di ferro in grana da dette miniere che si conducono alle fonderie esistenti nella valle, e ogni salmata frutterà Rub. 3 di ferro purgato. Si suppone che detta miniera in grana non sia soggetta al pagamento d'alcun diritto al feudo. Vi sono quattro o cinque fucine da piccoli chiodi, le quali travagliano soltanto in occasione di piogge per non aver acque il territorio. Vi è anche una miniera di Rame coltivata per conto di S. M. nella montagna detta di Roccabruna.

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Usseglio. Sul punto delle miniere vi è in questo territorio una montagna detta di Massocco, dalla quale si sa per tradizione che un certo sig. Ajmo del luogo, anni cento circa fa, escavava minerale d’argento (probabilmente Galena, qui a lato invece un campione di argento nativo), per esserne investito dal Real Sovrano, mediante l’annuo pagamento di Lire 70 circa; tale Ajmo, dopo avervi travagliato con qualche utile per lo spazio di più anni, abbia poi intermesso il lavoro per esser che in un giorno, che al di fuori dell’escavazione d’essa montagna, si reficiava coi suoi lavoranti, si è quella svalancata in parte col chiudimento della cava, senza che abbia più egli voluto continuar l’impresa, sebbene siasi per inteso aver col prodotto da tal miniera fatti diversi acquisti. Alcuni anni or sono un ecclesiastico pronipote dell'Ajmo offerse lire duecento ad A. Perotto detto Marmotino dell'istesso luogo, acciò si applicasse al novo riaprimento d’essa miniera, e dopo aver Questi ricusata detta offerta, diede mano al travaglio, e successivamente proseguì in modo che in oggi si è già inoltrato in detta montagna per la fuga di Tese sedici circa, sebbene per giunger al Segno sarebbe necessario di penetrarvi ancora per altrettanta estensione, e nel sito dove trovasi già avanzato dal Perotto comparirono già diversa steppaglia e pezzi di bosco remasti dall’antica escavazione.

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Viù. Vi sono alcune fucine da ferro per servizio unicamente delli particolari del luogo e circonvicini. Miniere ve n’è una di ferro sovra la montagna detta Carcante esistente verso notte da detta Chiesa Parrochiale, e resta sulla sommità d'essa, ed il sito in cui ritrovasi detta miniera è nella maggior parte cattastrato in favor dei terrieri, ed in altra parte è proprio della Comunità, e rende essa miniera Lire una (la prima) soldi cinque per cento, essendo presentemente coltivata, cioè la parte del sito cattastrato dai rispettivi tenementari, e l’altra posta sul Comune si travaglia da chi si voglia, e v’interviene la gente che non ha beni propri da coltivare.

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Vonzo. Miniere ve n'è una di vitriolo (acido solforico ?), più in basso della metà della montagna che si chiama dell'Indritto, qual resta a mezza notte dell’istesso luogo e a dirimpetto della Borgata detta della Vij (Viu?). Tale miniera dall’anno 1716 in qua non è più stata coltivata stante che, trovandosi  profondo il suo scavo circa sessanta trabucchi e ripieno d’acqua a cui non si può dar alcun sfogo, convenendo (dovendo ?) estrarla tutta a forza di mano si richiedono perciò spese considerabili ed è stata conseguentemente lasciata in abbandono, e non si è potuto accertar il vero reddito d’essa miniera, avendo per altro riconosciuto dalle notizie prese sul posto che, qualora si travagliava detta miniera del Vitriolo, si ricavava pur ad un tempo qualche poco di minerale di Rame e Liga. Il sig.r Marchese Granerij della Rochia in seguito ad un contratto seguito col Marchese di Lanzo, del cui contenuto non se n'è  potuto avere precisa notizia, fece infatti escavare da più anni in qua una miniera di solfaro, Vitriolo, e rame nelle fini di detto luogo, avendo però gli Edifici per purgarla nelle fini di Ceres in fondi suoi propri. Detta miniera si dice che fruttava Lire 2/m  circa annue, dedotte le spese, ma oggidì essendo lo scavo già profondo circa sessanta brasse (braccia ?) e li lavoranti essendo molto incommodati dall'acqua che s'introduce in esso, che per estrarla richiede una spesa considerabile, si crede che si possa più fruttar poco.  Dopo dette memorie si è avuta notizia che detto sig. Marchese Granerij nel far travaliar detta miniera possa ancor aver di profitto annuo purgato da tutte le spese Lire 2000 e che dette  spese si potrebbero ancor diminuire di molto mentre detto Marchese mantiene due souvrastanti (sovrintendenti ?)  al travaglio quando uno potrebbe comodamente supplirvi e darvi da se solo maggior  attenzione, da cui si verrebbe sicuramente a diminuire dette spese. S'aggiunge che il cavo della miniera nella profondità sovra accennata che viene riempito dall'acqua  potrebbe purgarsi e con ciò rendersi  più sostenibile la spesa per la continuazione di detto scavo col mezzo di Bornelli (?) mentre si  suppone  che il decorso di dette acque possano aver la loro caduta necessaria nel fiume vicino allo scavo.  

 

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