Sito di Zappetta Gialla sull'Oro.

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Descrizione di gita 1

 

 

pubblicazione di Miniere d'Oro(2003) web.tiscali.it/minieredoro(2004) www.minieredoro(2006 / 2023)

 

 

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A cura di Ugo Magnani.

 

 

 

In settimana abbiamo chiesto e avuto conferma telefonica da parte dell'amico Marco circa la sua disponibilità ad accompagnarci in uno dei tanti ingressi della miniera d'oro di Brusson, in Val d'Ayas, che lui già conosce assai bene. Dopo i consueti preparativi nei giorni immediatamente precedenti a quello stabilito, partiamo il Sabato. Giungiamo in loco puntuali e ad attenderci, oltre a Marco, c'è con lui anche una vecchia conoscenza: "Giuseppe" con il quale ci si ritrova di tanto in tanto sull'Elvo a cercare oro oppure a manifestazioni competitive (gare) organizzate dalle varie Federazioni. La giornata non è delle migliori, il sole ogni tanto fa la comparsa tra le nubi, ma tutto sommato a noi va bene così dal momento che l'intenzione è di passare l'intera giornata all'interno della miniera. Non conoscendo le gallerie e non sapendo quale tipo di ricerca effettuare io e Giorgio partiamo con un'attrezzatura completa, compresi dieci litri d'acqua per il lavaggio con la batea. Giunti davanti all'ingresso prescelto accendiamo le lampade a gas, infilo il casco munito di torcia e a questo punto scoppia la risata di Marco seguita dalla battuta: "ma con quel casco riesci a vedere tutti i canali privati o solo la RAI?". Risata generale e finalmente inizia l'avventura...ed è veramente un avventura. Fatte alcune decine di metri, la galleria che fino a quel momento era agevolmente camminabile, diviene improvvisamente praticabile per le volpi. C'è solo un modo per proseguire..., strisciare. Provate a immaginare di strisciare con uno zaino in spalla pieno di secchi, bottiglie d'acqua, batee, pale, palette, viveri ecc. ecc....un dramma. Per fortuna il tratto da percorrere non è eccessivamente lungo e in qualche modo riusciamo ad oltrepassare la strettoia. Raggiungiamo così uno slargo dove sulla sinistra si vedono gli imponenti lavori di sbancamento della grossa vena quarzosa estratta quasi completamente dalla roccia tra i due contatti che la contenevano. Si può qui risalire abbastanza agevolmente stando leggermente chini, facendo però attenzione a non rimuovere i sassi instabili che spesso scivolano fino al condotto sottostante. Si notano delle travi in legno marcescente, tra i due contatti, dall'aspetto tutt'altro che rassicurante. Giorgio ed io iniziamo a raccogliere terriccio in vari punti della galleria con risultati men che mediocri. Per il lavaggio utilizziamo una sorta di vasca creata appositamente da Giuseppe, formata da un robusto foglio di cellophane sollevato lungo il suo perimetro da un cumulo di pietre: dopo ogni lavaggio si deve procedere a rimuovere il materiale dal fondo della vasca depositandolo sul bordo in modo che l'acqua defluisca nuovamente all'interno della stessa. Dopo alcuni tentativi a vuoto, finalmente raggiungo qualche risultato raccogliendo del vecchio materiale da sotto una trave di legno: in tutto una decina di frammenti incorporati al quarzo dalle dimensioni variabili da 1 a 3 mm. al massimo. Giorgio ed io  lavoriamo con la tradizionale padella, Marco e Beppe invece risalgono ulteriormente sulla sinistra della galleria tra i due contatti che contenevano la vena di quarzo aurifero. Questo fino all'ora di pranzo,  occasione nella quale ci si ritrova tutti insieme sul piano della galleria per mangiare e poi riprendere le proprie attività. La giornata volge infine al termine e, tutto sommato, per il sottoscritto e Giorgio è stata positiva: la fatica è un prezzo che andava sicuramente pagato per arricchire il nostro bagaglio di esperienza. Ci avviamo verso l'uscita, la via del ritorno è molto più agevole avendo lasciato sul posto tutte le bottiglie di acqua. All'esterno troviamo una sgradita sorpresa...piove a dirotto, camminata veloce su per il sentiero fino alla strada e quando arriviamo alle macchine siamo fradici. 

 

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