Sito di Zappetta Gialla sull'Oro.

Vai Home page   Vai al Sommario

 

 

E' un Sito sull'oro con centinaia di pagine utili alle vostre ricerche e dispone anche di Facebook per dialogare ecc. Per la Posta in generale: ho sostituito la mia precedente pagina Facebook (si può ancora consultarla, ma non più scriverci) con una nuova in formato Gruppo, la cui iscrizione è assolutamente gratis e dove potrete inserire domande o argomenti aggiungendo vostri "post", oppure rispondere e dialogare in quelli di altri già presenti.

Per la Posta particolare, invece, cioè dialoghi privati ed esclusivi con giornalisti, enti, collaboratori scrivetemi qui

IMPORTANTE: se nel vostro schermo la tabella centrale, testi ed altro li vedete troppo piccoli potete ingrandire tenendo premuto il tasto Ctrl e cliccando su + o -

 

Persone di Ieri

 

 

pubblicazione di Miniere d'Oro(2003) web.tiscali.it/minieredoro(2004) www.minieredoro(2006 / 2023)

 

 

Sezioni principali di questo Sito:

Miniere d'Italia

La Valle d'Ayas

Giuseppe Pipino

Il deposito di oro alluvionale italiano

Italia fiumi con oro

Imparare a cercarlo

Attrezzi necessari

Pulizia dei minerali

E' oro? e tipi di oro

Le Leggi sulla ricerca

I cercatori d'oro

Storia oro Italia

I minerali in genere

Club, gare e mostre

Pagina guida per ricerche scolastiche

Oro nel mondo

I vostri racconti

Collaboratori e corrispondenti

   

CARLO VAUTERO (località Feletto). Citando i Vautero ci si trova nella vera e propria " elite" dei pescatori d'oro canavesani: si tratta di una famiglia in cui la pratica di questo attività trova probabilmente radice già dal tempo di alcuni loro ormai dimenticati antenati. Carlo (1906 - 1976)  era noto sin da ragazzino con il soprannome di "Gat" per via della sua indole vivace e spericolata. La guerra lo costrinse a varie vicissitudini, tra queste anche quella di dover lavorare come minatore in Germania, ma lì ci restò giusto il tempo necessario a trovare un modo di fuggire, cosa che fece, tornando quindi in Italia a fare il partigiano e a dedicarsi alla sua amata Eva d'Or, cioè il fiume Orco.

Sul fiume ci si recava con i figli Pierino e Giovanni: quest'ultimo (che inoltre ha proseguito brillantemente sino ai giorni nostri la tradizione di famiglia) ricorda quelle giornate trascorse sulle "punte" e racconta che lavoravano solitamente in due gruppi: quello composto dai due figli, insieme ad un amico, e quello costituito dai "vecchi", che erano Carlo, Antonio Frola e Antonio Bonomo. Inutile dire che i due gruppi erano sempre in combattiva e affabile concorrenza.

Durante l'inverno solitamente partiva, anche per più giorni, alla volta dei fiumi del biellese, dormendo un po' dove capitava ed offrendo anche la propria mano d'opera nelle cascine in cambio di alloggio e qualcosa da mangiare. Il tempo che gli restava libero lo trascorreva sui fiumi, a setacciare: questo girovagare era cosa consueta a molti cercatori perché in realtà non aveva il solo scopo del trovare un po' di oro, ma soprattutto alleggeriva la casa di una bocca da sfamare. Non erano tempi facili. A tal proposito il figlio Giovanni ci racconta che suo padre da giovane (negli anni '30) era così povero che quando si sposò poté offrire alla sposa solo un anello di ferro e che quando in seguito riuscì a realizzare due vere fedi d'oro, nel frattempo era  sopraggiunta la guerra e dovette darle alla Patria.

 

DOMENICO VOTA (San Benigno). A parlarci di quest'uomo, nato nel 1874 e morto nel 1956, è la figlia Maria: " il soprannome a mio padre venne dal fatto che, emigrato in America a lavorare nelle miniere di carbone, nei giorni liberi andava a pescare nell' Oceano e un giorno catturò un delfino ... La permanenza americana di mio padre durò 13 anni: era sposato ed aveva avuto nel 1899 un figlio, Francesco e per mantenere la famigliola aveva dovuto partire. Tornò alla vigilia della guerra mondiale e dal 1914 al 1919 ebbe altri tre figli. Fu richiamato per la guerra, ma poi inviato a casa quando Francesco venne di Leva: Francesco ritornò dal conflitto talmente malandato che non si riprese più e morì, per malattia contratta sul fronte, dieci anni più tardi. Anche l'altro mio fratello, Marco, verrà ucciso dalla guerra: alpino in Albania, nel 1941 subirà congelamenti così gravi che lo uccideranno nel giro di pochi giorni.

Mia sorella Caterina ed io aiutammo mio padre a cercare oro, ma solo da bambine perché a 12 anni eravamo già in fabbrica e con orari impossibili. D'autunno saltavamo la scuola e papà ci portava con sé ad aiutarlo: perché mio padre era contadino, ma il terreno che lavorava lo aveva in affitto e quando si avvicinava novembre bisognava pagare e di soldi non ce n'erano. Mio padre allora andava a cercar oro tra le località di San Rocco e San Emiliano. Si partiva prima dell'alba, con la carriola, i soliti strumenti, qualche patata ed un boccettino d'olio d'arachide. A mezzogiorno si sarebbe poi acceso un fuoco (anche per scaldarci) per far bollire le patate e quello era tutto il nostro pranzo". 

Dopo una bella camminata ed aver individuato un andito promettente, mentre Maria sgombrava il terreno dalla pietre più grosse Domenico preparava il ponte e piazzava la canaletta, ma la punta era solitamente distante decine di metri dall'acqua ed occorreva tracciare anche un sentierino per farvi correre la carriola a trasportare al ponte, per tutta la mattinata, la sabbia già setacciata. Al pomeriggio la figlia Maria faceva scendere a poco a poco la sabbia alla canaletta, infine il lavoro con il gave (batea): e tutto per pochi grammi, in ogni caso mai oltre i venti. Per invogliare la figlia le diceva che le avrebbe comprato gli orecchini, ma non ce la fece mai: scendeva a Torino a vendere il suo oro e poi portava i soldi ai padroni della sua terra. Gli anni passarono e durante l'ultima guerra ad aiutarlo ci pensò il marito di Maria, Giovanni Notario, ma quando questi morì alla sola età di 34 anni, Giovanni non volle più saperne di andare per oro. Sei anni dopo toccava a lui andarsene per sempre.

 

canaletta del canaves eper cercare oro VITTORIO GHIGLIONE (di Castellamonte) noto con il soprannome di Ceiu, faceva "quel che gli capitava": fu contadino, cavatore di terra, pescatore d'oro nonché raccoglitore di bacche di ginepro. Ebbe sei figlie, di cui tre morte ancora bambine; delle altre, una è la signora Maria che gentilmente ci ha reso 

partecipi di questi suoi ricordi: "...In autunno

la classica canaletta canavesana

partivamo di mattina presto, lui e noi ragazze per recarci a piedi a Monti Pelati di Baldissero a raccogliere bacche. La Domenica mattina, si partiva di nuovo, sempre a piedi, fino ai cascinali di San Martino Strambino, Perosa, Scarmagno, Romano. I contadini compravano volentieri le nostre bacche, un toccasana contro le indigestioni dei bovini. Il prezzo era di due lire il coppo e di quattro lire la minella ( cioè una "emina" piccola).

Quanto detto sopra rende l'idea sul modo di vivere (siamo negli anni venti...) o, meglio, di sopravvivere delle povere famiglie di 60 o 70 anni fa. In quella del Ceiu i pochi soldi entravano dunque anche con l'oro che egli andò però ben poche volte a cercare nell'Orco perché  lo trovava invece in due ruscelli che scendono poco distanti dalla Casa Talentino: uno presso la Ca' Cresto, l'altro  a pochi passi, il rio Pagliero, che in realtà era sempre quasi asciutto: ma quando c'era un temporalaccio il ruscello si gonfiava a torrente. Dopo queste piogge il Ceiu, alla prima domenica, andava a pescare oro, spesso portandosi come compagnia e aiuto una delle figlie allora bambine. E così ora Maria ricorda quel lavoro, che iniziava con l'eliminazione della sabbia terrosa di superficie e l'estrazione di quella più profonda per farne un mucchio; e poi 'l'uso della "canal", che dalla descrizione che ce ne viene fatta era diversa da quello usate oggi, non avendo le liste o gli incavi lineari, ma piuttosto dei buchi sparsi senza un ordine preciso. "Diceva papà Ceiu, il segreto è qui: gli altri cercano l'oro e non lo trovano perché non hanno la canalina adatta e non sanno piazzarla a dovere".

La sabbia raccolta nella canalina passava nella "scuèla", cioè nella batea analoga a quella usata oggi (ma in legno) ed infine la sabbia arricchita veniva posta in quel mezzo corno di bovino di cui si trova talvolta menzione in vecchi scritti, ma non più usato oggi. Risulta che il Ceiu infine separasse manualmente le pagliuzze più grosse, mentre sottoponeva quelle più piccole e la polvere alla amalgamazione con mercurio: tolta l'impurità affiorante dall'amalgama poneva il residuo in un cucchiaio metallico, che veniva scaldato; in un pezzo di tela ("tibe' nero", specifica la signora Maria) l'amalgama, strizzato in questa specie di filtro, permetteva all'oro di uscirne puro. La pesca, si protraeva per 4-5 domeniche successive, dopo ogni temporale violento; l'oro veniva venduto a uno degli orefici di Castellamonte (Allaire o Enrietti) e rendeva da 10 a 12 lire in tutto.

Chi cerca oro nel Pagliero oggi non ne trova più.
 

GIACOMO CHIAVENTONE  (di Rivarolo). ...e gli occhi vivacissimi di quest'uomo dal corpo invecchiato da mille fatiche e forse soprattutto dalla tremenda esperienza dei lager nazisti rilucono nel ricordo del giorno in cui l'assaggio di una punta fece brillare nella batea una quantità mai vista di pagliuzze. Fu un avvenimento eccezionale che durò pochissimi giorni, ma che fruttò la media di alcuni grammi d'oro per ogni ora di lavoro.

Nato nel 1910, a 12 anni si era aggregato ad un gruppo di cercatori felettesi; voleva imparare il mestiere e l'unico modo per riuscirci consisteva nel faticare gratuitamente a portar secchi di sabbia, a spostar pietre, a fare le "storte" di alimentazione delle canalette e tutto questo "guardando bene", perché quella era l'unica, seppur preziosa, paga per la sua fatica. E imparò così bene che attaccò il suo entusiasmo anche al padre muratore ed iniziarono così insieme ad alternare i due lavori.

Giacomo Chiaventone di oro ne ha cavato parecchio dalle sabbie dei torrenti canavesani e biellesi: ne trovò di bello nel Ceronda,, passò settimane sull'Elvo o sul Cervo, fece puntate qua e là sino al Ticino, ma l'Orco era il suo preferito, soprattutto nella zona compresa tra Salassa e Rivarolo.

Spirito un po' ribelle e libertario, non amava il lavoro dipendente, che d'altra parte la prepotenza politica di allora gli negava; gli offrì però il servizio di leva, il richiamo, un soggiorno con il IV Alpini in Iugoslavia e la lunga dolorosa prigionia in Germania, dalla quale si riprenderà faticosamente.

Ma la vocazione per la pesca dell'oro non l'aveva mai abbandonato e la sua attività proseguì infatti fino ai giorni nostri, quando dovette interromperla per motivi di salute. I suoi ricordi ci portano a giornate difficili che hanno ben poco da spartire con lo svago del cercatore amatoriale di oggi: ci parla delle erbacce raccolte per coprire la punta affinché il freddo della notte non le gelasse, e quando questo non bastava perché il gelo avrebbe bloccato comunque ogni ricerca, si andava allora a pescare sabbia direttamente dentro all'acqua corrente, con tecniche particolari e più difficili.

 

All contents copyright
© 2003--2023 VDA
All rights reserved.
No portion of this service may be reproduced in any form.

Posta in generale: ho sostituito la mia precedente pagina Facebook (si può ancora consultarla, ma non più scriverci) con una nuova in formato Gruppo, la cui iscrizione è assolutamente gratuita e dove potrete inserire domande o argomenti aggiungendo vostri "post", oppure rispondere e dialogare in quelli di altri già presenti. Posta particolare: per dialoghi privati (giornalisti, istituti ecc.) scrivetemi invece qui.

Indicazioni stradali con Google

Puoi collaborare inviando materiale generico o resoconti di esperienze personali: le schede riporteranno il tuo nome  (vedi qualche esempio).

Per la Rete. Oltre alle conseguenze nelle quali spesso s’incorre, tipo intervento da parte di terzi legittimamente interessati (un esempio), copiare o utilizzare contenuti d’altri siti porta quasi sempre a risultati screditanti per il proprio lavoro, soprattutto nel caso il materiale fosse tratto da web ben conosciuti e molto visitati i cui utenti, nel caso appunto ravvisassero (accidentalmente?) il contesto di cui sopra, considererebbero detta scopiazzatura come rivelatore della mancanza di buon gusto oltre che di idee nei confronti del gestore del sito in “odor” di plagio . In ogni caso si tratterebbe di un gesto che, al di la delle apparenze iniziali, non offrirebbe al proprio web alcuno sviluppo positivo per il semplice motivo che non è generato da un’azione costruttiva bensì passiva.  A mio modesto avviso, un sito per risultare interessante deve avere una propria personalità nella scelta dei contenuti e nel modo in cui questi vengono presentati: meglio ancora se caratterizzato da alcune informazioni non  facili da reperire. Altro che copiare da altri siti. Per il cartaceo. Talvolta vengo a sapere che qualcuno ha utilizzato paragrafi del sito nella stesura di qualche suo lavoro su cartaceo (libri ecc.): non mi riferisco certo ai seri scrittori e giornalisti che con una comune richiesta di autorizzazione via e-mail (la concedo sempre, salvo particolarismi) mi appagano anzi di soddisfazione per quanto concerne la mia attività in rete (e ciò mi basterebbe), ma piuttosto alle persone che pubblicano il contesto non solo senza chiedermene per semplice formalità il consenso, ma addirittura senza la buona educazione di citare, nel prodotto finito, il fatto di avere in qualche misura attinto anche dalle mie pagine. Non riporto per esteso le credenziali dei "maldestri autori" dei quali mi sono finora accorto perché ritengo che i loro nomi (e pubblicazioni annesse) non meritino qui di essere "pubblicizzati" in alcun modo, cioè esattamente al contrario e nel rispetto di come invece solitamente mi comporto con tutte le persone che mi contattano in simili circostanze e delle quali in seguito io segnalo appunto con piacere (è nell'interesse informativo del sito) la pubblicazione che li riguarda. Insomma, una questione d'impostazione e correttezza reciproca che tra l'altro può solo agevolare entrambi.