Sito di Zappetta Gialla sull'Oro.

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canalina e batea (studi)

 

 

pubblicazione di Miniere d'Oro(2003) web.tiscali.it/minieredoro(2004) www.minieredoro(2006 / 2023)

 

 

Queste 7 pagine sono state realizzate dopo aver ricevuto un eccellente "studio pratico" amatoriale sulla ricerca dell'oro realizzato dai collaboratori Marco Abbondanza, Enrico Bilancioni, Mauro Tagliavini; mi è stato gentilmente inviato dagli stessi autori e laddove necessario vi ho intervenuto per adeguarlo al Sito.

 

 

“LA FEBBRE DELL’ORO”

 

 

Pratiche di ricerca e raccolta oro alluvionale:

 

“uso della canaletta o scaletta, ma anche il tappetino

 

ed alcune note sul "piatto" o Batea.

 

 

 
 

Nella foto, un particolare metodo (quindi non quello consueto) di "Fissaggio della scaletta o canaletta con corda e pietre sul  fondo, torrente Sovara (14-05-2011)

 

 

Tecniche d’estrazione.

Il lavoro può essere fatto da una o più persone, ma se si adotta una strategia  di squadra, sicuramente si avranno risultati più proficui con minor fatica. Una volta individuata la “punta” si dovranno fare alcuni saggi superficiali (alcune manciate di sabbia), verificando la frequenza e le dimensioni delle particelle trovate (normalmente più ci si allontana dalla cresta della punta più diminuirà la presenza di materiali pesanti e quindi dell’oro), dopodiché si procederà a togliere a mano (o con una zappa) massi e sassi superficiali da valle verso monte (seguendo le direttive di legge, cioè non creando modifiche al corso naturale del fiume), poi si procederà alla stessa maniera per i ciottoli più in profondità di circa 10- 20 cm. creando un piano di lavoro, sempre nello stesso verso e sempre con una zappa (le piccozze o i picconi in questa fase non vanno bene perché favorirebbero la penetrazione di particelle pesanti tra le quali l’oro in profondità).

  

Come si usa la canaletta (sistema canavesano).

 

Essenzialmente la canaletta serve a creare il “concentrato”. Più precisamente, essa usufruisce dell’azione della corrente del fiume che fa defluire le particelle leggere a valle lasciando intrappolate le particelle più pesanti tra i gradini. Infatti l’insieme delle sabbie pesanti e leggere scaricate manualmente nella parte a monte della stessa, grazie alla corrente fluviale e alla particolare forma rientrante dei gradini che la compongono, crea un accumulo, negli stessi, di materiale pesante (tra cui anche l’oro) dando maggior efficienza alla ricerca. Senza produrre tale concentrato si perderebbe molto tempo ad esaminare inutilmente anche materiale leggero e sterile.  

Conviene inizialmente perdere un po’ più di tempo ad individuare una zona del fiume vicina  alla punta (non vicina alla sponda del torrente), con la giusta forza di corrente per potere sistemare la canaletta: massima profondità della zona circa 20 cm. ( se vuoi edi altra pagina del Sito su come si usa la canalina ). Si disporrà la parte di carico della canaletta a monte fermando l’attrezzo con delle pietre (nel nostro caso fermandola anche con una corda avvinghiata ad una pietra immersa a monte), in modo da immergere la canaletta parallela alla corrente con uno spessore d’acqua sui gradini non superiore ai 2-3cm. Si creerà a monte una diga a forma di imbuto con le pietre di fiume per far confluire la corrente sulla canaletta in modo uniforme e senza vortici all’interno. Si chiuderanno eventuali falle con sassolini e terriccio. Secondo alcuni criteri la parte posteriore dovrà essere leggermente rialzata in modo da formare una piccola cascatella a valle.

Nel sistema vercellese la canaletta viene disposta sul bordo del fiume accanto alla sponda e quindi risulta più comoda essendo vicino alla zona di estrazione ma, in alcuni casi, più difficilmente aggiustabile rispetto la corrente fluviale e quindi da noi alla fine, tralasciata.

 

 

Sistema di lavaggio canavesano (disegno Dario Abbondanza).

Canaletta vercellese a gradini; metodo di lavaggio canavesano nel t. Senatello a Casteldelci (RN) 10-04-2011

   
   
                        

Sistema di lavaggio vercellese (disegno Dario Abbondanza).

Canaletta vercellese con tappeto sintetico: metodo di lavaggio vercellese  t. Piota a  Lerma, (AL) 01-05-2009.

 

Una volta posizionata la canaletta si cominceranno le operazioni di carico delle sabbie raccolte sulle punte versandole sulla parte a monte della stessa a grandi manciate e, se tutto va bene, vedremo fermarsi l’oro e le particelle pesanti di altri minerali in particolare sui primi gradini a monte (a volte si è visto anche già nella parte di carico). Le particelle leggere (sterili) “voleranno via” con la corrente fluviale.

 

Scalini carichi durante il lavaggio; T. Sovara a Tavernelle di Anghiari (AR) 15/5/2011

 

Particolare di scalini carichi durante il lavaggio; T. Sovara a Tavernelle di Anghiari (AR) 15/5/2011

   

Comunque, per agevolare a liberare i gradini delle particelle leggere ed eventuale sabbia che farebbe lavorare male i vari solchi della canaletta è previsto l’uso di un legnetto appuntito che si dovrà far scorrere delicatamente nella parte inclinata dei gradini a cominciare da quelli a valle. Mai toccare con le dita l’interno della canaletta o dei gradini quando questa  lavora, pena la perdita delle particelle d’oro a causa dei turbinii indotti troppo intensi. Turbinii invece piccoli e appropriati che si dovranno osservare nel primo gradino ad ogni manciata di materiale scaricato a monte. Dopo un certo quantitativo di materiale lavato potremo sollevare la canaletta dal fiume con un movimento delicato in modo che non fuoriesca il prezioso concentrato, faremo scorrere l’acqua presente delicatamente stando su un secchio e, aiutandoci con una bottiglia d’acqua, faremo defluire anche il concentrato dentro lo stesso.

Il concentrato così  sarà pronto per l’esame raffinato o “finissaggio” in piatto o sottovaso. Si ripeterà il tutto fino a quando si potrà o ad esaurimento punta. Se in questa fase non si avrà il tempo necessario , si porterà il concentrato a casa per esaminarlo in un secondo momento.

 

Il tappeto o zerbino.

Si sistema uno zerbino a setola lunga, preferibilmente sintetico (tipo astroturf, foto) e come ci è capitato di vedere a un cercatore d'oro sull’Elvo (Biella). Si sistema sul torrente  in corrente forte e si carica il tappeto di materiale aurifero non molto filtrato. Lo si lascia lavorare per qualche decina di minuti e alla fine del procedimento si lascia in sede l’asse  asportando il tappeto con il concentrato presente arrotolandolo e riversando il contenuto in una bacinella con acqua. Successivamente si riposizionerà il tappeto nella sua sede per un altro ciclo di lavoro. A quanto si è potuto vedere il risultato è stato notevole. Infatti il cercatore ha setacciato in questo modo una grande quantità di materiale senza preoccuparsi di raccoglierlo subito ed esaminarlo e, nel contempo, trovando sostanziose quantità di pagliuzze anche di notevoli dimensioni. Di contro, tale sistema dà un po’ più problemi in fase di finissaggio per le dimensioni delle particelle presenti, le quali sono più grandi di quelle rinvenibili nella canaletta, ma ciò può non essere un fattore discriminante.

 

Il tappettino dell’auto.

Ci è capitato di osservare un cercatore sul fiume Orco che usava un’asse d’alluminio a sezione restringente verso valle con applicato, nella parte superiore, un tappetino d’auto parzialmente mobile. Nei settori quadrati del tappetino si fermava visibilmente l’oro che veniva scaricato in secchiello. Anche tale sistema ci è sembrato degno di nota e da ciò viene facile dedurre, sempre per l’oro alluvionale, che non si possono certamente escludere a priori altre forme di tecnica estrattiva, come del resto ci è capitato di riscontrare incontrando qualche cercatore sui torrenti, ricavandone  esperienze molto interessanti e arricchimento personale.

 

Come si usa il piatto di lavaggio.

 

Dopo aver effettuato nella batea il carico  di materiale aurifero (non concentrato, ma per sola ricognizione), lo si immerge nell’acqua agitando il contenuto con movimenti rotatori e laterali in modo che i frammenti pesanti possano ricadere sul fondo e facendo debordare i materiali più leggeri insieme all’acqua a volte torbida in eccesso. Successivamente si cambia una parte d’acqua, se occorre, e questo fino a che non si giunge alla separazione dell’oro dalle sabbie pesanti presenti sul fondo. L’oro appare in pagliuzze, scagliette o pepitine di un colore giallo evidente, uniforme, mai luccicante (altrimenti si tratta più verosimilmente di miche). Inoltre durante i movimenti del piatto rimane molto più fermo sul fondo rispetto altri elementi presenti, evidenziandosi in modo unico.

 

Se si usa invece il piatto per trattare qualsiasi concentrato (compreso quindi quello proveniente e travasatovi da una canaletta), si agirà pur sempre come sopra, ma con estrema cautela (perché il materiale sarà in questo caso costituito quasi esclusivamente da minerali pesanti tendenti quindi a reagire in misura piuttosto uniforme), fino a separarne sul fondo le pagliuzze con piccoli movimenti di torsione e laterali. Il sottovaso da noi usato, con gli stessi movimenti e grazie ai suoi piccoli e arrotondati rilievi sul fondo, permette, rispetto al piatto, di analizzare minori quantità di sabbie concentrate e di separarle più finemente portando così ad un’analisi più accurata e dando come risultato il riconoscimento di particelle del decimo di millimetro o inferiori.

 

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