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V. Mastallone La Gula

 

 

pubblicazione di Miniere d'Oro(2003) web.tiscali.it/minieredoro(2004) www.minieredoro(2006 / 2023)

 

 

La miniera di Gula in Val Mastallone

e la storia di Don Teruggi

a cura di Giorgio De Lorenzi e Ugo Magnani : si tratta di un loro estratto da  "momenti dell'attività Mineraria e Metallurgica in Valsesia  : Don Teruggi e la Miniera di Gula, di Riccardo Cerri".

 

La presenza di filoni auriferi nel territorio dei comuni di Cravagliana e Rimella, oltre che nella specifica miniera di Gula, era già conosciuta fin dall'inizio del secolo scorso. Ciò diede origine ad una saltuaria attività di esplorazione e coltivazione da principio ad opera di ricercatori della valle poi con interventi di società non Valsesiane e anche straniere; tra questi, oltre ai Rimellesi Lorenzo Dago e Gaudenzio Reale, vale la pena ricordare Don Giulio Ferraris, vice-parroco di Sabbia il quale negli anni tra il 1865 e il 1881 ottenne permessi di ricerche aurifere in diverse località della Valsesia meritandosi così il curioso appellativo di "Don Minera" ancor prima del parroco di Ferrera Don Teruggi. A seguire si ebbero tra il 1890 e il 1902 la società Ferdinado Pirazzi e Soci di Piedimulera già presente in diverse miniere aurifere Ossolane quindi il signor George Robinson, un Sudafricano residente a Parigi il quale analogamente alla Britannica Monte Rosa  Gold Mining Company Ltd di cui era responsabile ed amministratore ad Alagna, detenne il permesso di Gula dal 1903 al 1913. Prima dell'avvento di don Teruggi, il permesso di ricerca soprattutto per la Pirrottina Nichelifera passò al signor Giovanni Brunetti di Brosso Canavese dal 1914 al 1918, quindi all'ing. Giulio Probati di Agordo per il periodo dal 1919 aI 1921. Benché l'atto ufficiale di cessione del permesso risalga al Settembre 1921, già dal Maggio 1920 la Società Miniere Nichelifere di Valmastallone costituita da Don Teruggi, aveva iniziato le ricerche impiegando circa 40 uomini che lavoravano a ciclo continuo in 3 turni di 8 ore giornaliere. Lo scopo del prelato era quello di alleviare la disoccupazione che regnava nella valle e obbligava la popolazione ad emigrare all'estero. Già nel 1922 però gli addetti erano scesi a 12 unità. Don Minera sollecitava inoltrando invano per 2 volte la domanda di miniera scoperta al Distretto di Torino, tale fretta appariva giustificata dal fatto che l'intento era sì di ottenere la scoperta di miniera ma solo per poi cederla a chi disponesse di mezzi tecnici e finanziari per realizzare i prodotti da essa derivanti. Nel frattempo le spese erano di gran lunga superiori alle entrate. Fino al 1923 i lavori eseguiti furono veramente notevoli con lo scavo di diverse centinaia di metri di gallerie che permisero di intuire la discreta estensione sia del giacimento di Pirrotina Nichelifera sia quelli Auriferi, nel 1923 i lavori vennero notevolmente ridotti,  gli operai erano oramai ridotti a 4, situazione questa che si protrasse fino al 1925 nonostante l'individuazione di un'altro orizzonte mineralizzato a Pirrotina [def.] . I1 quantitativo totale di minerale nichelifero estratto dal 1929 al 1925 ammontava a circa 1730 tonnellate e, in attesa di essere opportunamente trattato, giaceva inutilizzato presso i vari cantieri. L'attività venne perciò rivolta sopratutto ad una ridotta coltivazione della Pirite Aurifera per la cui lavorazione erano in funzione fin dal 1921, frantoi e vasche di trattamento situati in baraccamenti posti sulla sinistra della carrozzabile per Rimella. I lavori di ricerca, già di ridotta entità furono sospesi del tutto nel 1926. Saltuariamente e per brevi periodi fino al Maggio 1932 l'attività venne limitata a lavori di conservazione delle infrastrutture ed a ridotte ricerche. A complicare ancor più la vita al Povero Don Minera ci pensava un certo Wilibald Naeher, ingegnere chimico Tedesco il quale affermava di avere ideato un procedimento "speciale" per il trattamento del minerale Nichelifero approfittando così della buona fede e troppa ingenuità del prelato. Fatto sta che il Naeher con la complicità di tali Umberto Zametti e Cav. Orazio Del Bo imperverseranno in Val Mastallone dal Giugno 1932 al Febbraio 1933 facendo spendere le ultime risorse allo speranzoso Don Teruggi in costose analisi, frettolosi lavori dalla cui esecuzione il suddetto team ricavò senza dubbio profitti non propriamente onesti. Sono di questo periodo la costruzione degli edifici per il trattamento del minerale e il riadattamento di non meglio precisati Uffici, la costruzione di 400 gradini in cemento per l'accesso ai 5 livelli, ampi pianerottoli, sedili di sosta e ringhiere in ferro che rendevano tutto molto bello ma assolutamente inutile. Il Distretto Minerario di Torino si espresse pesantemente definendo il tutto con la nota "spese pazzesche". Solo alla fine di Febbraio 1933 Don Teruggi che si era nel frattempo ravveduto, poteva finalmente liberarsi della famigerata triade, grazie alla decisa presa di posizione del Distretto Minerario e del Ministero della Corporazione che evidentemente aveva  indagato a fondo sul Naeher scoprendone le malefatte e inoltrandogli il foglio di via. Nel Luglio 1934 Don Teruggi pose in liquidazione l'ormai esausta "Società Miniere Nichelifere di Valmastallone" fondando il "Consorzio Minerario Valsesiano S.p.A." in gran parte formato dai sempre meno convinti membri del precedente sodalizio. Alla fine del 1935, dopo aver dato fondo alle casse societarie nell'acquisto di materiale tecnico per il trattamento e arricchimento della Pirite Aurifera [def.] , materiale che si rivelò subito di pessima qualità, tutto era già irrimediabilmente fermo. Il più grande errore del primicerio di Ferrera fu quello di nutrire una smisurata e infantile fiducia in giacimenti obbiettivamente poveri. Dal 1936 à1 1946 dopo molti tentativi falliti da parte del prelato di cedere la con cessione nel suo complesso a varie Società come la Fiat Sezione Ind. Metallurgiche, la AIVMT Azienda Minerali Metallici Italiani, la SAMIL, la Società E. Breda, via via con il passare degli anni anche le file del Consorzio Minerario Valsesiano si assottigliavano sempre più. Qualche sporadico lavoro venne ancora effettuato fino all'Agosto del 1943 ma risultò tutto vano. Nel Gennaio 1947 scadeva il permesso di ricerca che non venne più rinnovato. Nel frattempo Don Teruggi  era uscito  silenziosamente di  scena,  ormai troppo anziano e malfermo in salute dopo mezzo secolo di apostolato fra quelle montagne aveva dovuto, nell'Ottobre del 1946, lasciare a malincuore la Sua Ferrera. Scese a Varallo come cappellano della Madonna delle Grazie e successivamente si ritirò al Sacro Monte. I restanti membri del Consorzio Minerario Valsesiano domandarono ancora negli anni dal 1951 al 1955 il permesso di ricerca senza tuttavia farvi alcun lavoro. Don Teruggi, sentendosi ormai prossimo alla fine chiese di essere accompagnato per l'ultimo saluto alle Sue miniere, portato a spalle fino agli imbocchi visitò piangendo la causa di tante delusioni. Egli tuttavia non volle mai accettare la sconfitta e, a chi lo incontrava per le vie di Varallo o lungo la salita del SacroMonte, appoggiato faticosamente al suo bastone ripeteva con insistenza di non essersi sbagliato e che qualcuno un giorno gli avrebbe dato ragione e reso così giustizia. Convinzione questa dettata più dalla sua cocciutaggine che da elementi e fatti probanti scientificamente. Dopo aver trascorso gli ultimi mesi di vita presso la casa di riposo di Miasino sul lago d'0rta, don Giuseppe Teruggi se ne "andava" l'11 maggio 1957 all'età di 85 anni. Per suo espresso desiderio fu sepolto nel minuscolo cimitero di Ferrera accanto ai genitori ed alla sorella, la Sua gente appose più tardi una lapide le cui parole ben ne disegnano la figura e l'indole: "Mente eletta aperta e sensibile ai problemi sociali religiosi e morali, spirito coraggioso, prodigò ogni suo avere per procurare in loco lavoro ai suoi parrocchiani costretti per vivere ad emigrare tentando di dar vita a sfortunata impresa estrattiva, "Le miniere della Gula" che avverse forze stroncarono sul nascere. Dal cielo Padre maestro e pastore continua la tua sublime missione presso questo popolo che ti fu tanto caro".

 

 

 

 

 

 

 

 

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