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Relaz. gita Chuc Serv

 

 

pubblicazione di Miniere d'Oro(2003) web.tiscali.it/minieredoro(2004) www.minieredoro(2006 / 2023)

 

 

MINIERA DI CHUC (zona alta)

 

Relazione a cura di Paolo e Luca (The Diggers'seltz) & Elena.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
                       Luca  
   

 Giugno 2008, una giornata assolata e terribilmente calda. Parcheggiata l’auto al santuario di Plout, presa tutta l’attrezzatura fotografica, ci incamminiamo lungo la strada asfaltata che prosegue in direzione Les Druges per poi prendere subito lo sterrato carrabile (ma vietato) che si immette sulla destra. Per 15/20 minuti si cammina parallelamente alla valle della Dora: la strada, tranne nell’ultimo tratto, è abbastanza pianeggiante e l’ombra delle piante ci ripara un po’ dal sole. Poi il percorso gira verso sinistra e si entra nel vallone di St. Marcel. Da qui in poi la pendenza inizia a essere regolare ma significativa e si cammina, a seconda dei tratti, un po’ all’ombra e un po’ al sole: il torrente St. Marcel ci accompagna sulla destra rumoroso e impetuoso per le forti piogge del mese e il disgelo. Due ponti in legno con struttura in cemento armato ci fanno passare il torrente fino a ritrovarcelo ancora e definitivamente sulla destra. Uno strappo rettilineo abbastanza faticoso, poi la pendenza si addolcisce e si giunge finalmente in vista dei primi edifici del complesso minerario (la laveria) che si intravedono seminascosti dalla boscaglia: un ardito rudimentale ponticello (due pali paralleli collegati da assi trasversali distanziate ed inchiodate) dovrebbe permettere di accedervi. Oltre agli edifici dovrebbero trovarsi da quella parte gli accessi più bassi e la galleria di ribasso, ma poiché solitamente noi preferiamo esaurire subito la salita (più in alto ci dovrebbero essere altre costruzioni e altri ingressi) per poter pianificare meglio la nostra esplorazione, decidiamo di lasciare per il ritorno, se ci sarà tempo (non sarà così ed ovviamente ci torneremo), la visita di questa zona. Da quando siamo entrati nel vallone di St. Marcel, tenendo conto di qualche breve sosta per dissetarsi e riprendere fiato, sarà passata circa un’ora. Si riprende la salita: la strada torna ad essere ombreggiata ed alcune curve ci portano sulla sinistra allontanandoci  dal torrente. Paesaggio splendido: si vedono altissime cascate precipitare dai monti che abbiamo di fronte verso il torrente St. Marcel. Il percorso torna per un tratto ad essere abbastanza rettilineo quando sullo sfondo appare una macchia azzurra, di quell’azzurro un po’ particolare che è tipico delle polveri che si usano per trattare le foglie delle piante, sì quello più comunemente conosciuto come verderame: siamo giunti alle famose acque verdi! Sul greto del ruscello si è infatti depositato il minerale e rocce e sassi sembrano quasi dipinti tanto è uniforme il colore sul fondo; l’acqua in apparenza cristallina scorre invece schiumosa alternando così macchie di azzurro a macchie di bianco interrotte ogni tanto dal marrone di qualche roccia più alta e quindi di color naturale e il tutto circondato dalle varie sfumature di verde del prato e del bosco: grande spettacolo davvero! La strada a questo punto riporta verso il torrente St. Marcel e dopo qualche curva si arriva finalmente ai resti della teleferica ed agli altri edifici (attenzione sono in parte pericolanti!). Dai primi ruderi intravisti più in basso saranno trascorsi circa altri 30/40 minuti compresa una breve sosta per le foto alle acque verdi. Dopo aver immortalato i resti delle costruzioni inizia la ricerca degli ingressi delle miniere: decidiamo di seguire ancora un po’ la strada che sale in direzione di Servette. Tratto rettilineo, tornante che porta verso destra, poi tornante verso sinistra: a metà di questo sembra di riconoscere un percorso abbandonato, un muretto, del materiale di scavo abbandonato. Seguiamo questa traccia che ci riporta a costeggiare il torrente e dopo poco, dall’altro lato, incorniciato tra i sassi posati a secco, si distingue chiaramente un primo accesso. Purtroppo non abbiamo con noi l’altimetro e non ci è quindi possibile confrontare il nostro ritrovamento coi dati forniti da Zappetta Gialla (forse sarà più facile per Lui con la nostra descrizione stabilire se ci siamo trovati esattamente nelle zone da Lui descritte o se invece abbiamo casualmente trovato altri accessi). Purtroppo non abbiamo con noi l’altimetro e non ci è quindi possibile confrontare il nostro ritrovamento coi dati forniti da Zappetta Gialla (forse sarà più facile per Lui con la nostra descrizione stabilire se ci siamo trovati esattamente nelle zone da Lui descritte o se abbiamo casualmente trovato altri accessi).

Il problema ora è come passare dall’altra parte: il torrente in questa zona è decisamente carico e alcune piccole rapide non fanno altro che aumentarne l’impetuosità. Di passare saltando di sasso in sasso quindi non se ne parla e anche provare a guadarlo indossando gli stivali ci appare poco fattibile e piuttosto  pericoloso a causa della corrente e delle evidenti buche che ci sono al centro e di cui non si riesce a valutarne la profondità. Decidiamo quindi di proseguire in salita costeggiando il torrente (il sentiero ormai non esiste più) nella speranza di trovare una zona più calma dove provare a guadare. Lungo il percorso individuiamo altri due accessi nascosti nella boscaglia sopra la riva opposta del fiume. Non si trovano guadi e quando ormai inizia a serpeggiare un po’ di delusione ecco apparire più in alto un grosso tronco che sembra proprio collegare le due rive: ci mettiamo a cavalcioni e il gioco è fatto! Ci inoltriamo nella vegetazione procedendo verso valle alla ricerca degli accessi che avevamo individuato a vista e ne troviamo altri completamente

nascosti dal verde o dalle rocce: alcuni sono solo assaggi di scavo, mentre altri sono collegati tra loro da pozzi poco accessibili o da scale a pioli poste ad unire i vari livelli. Da come sono posizionati gli ingressi (alla fine ne abbiamo individuati 6) si può tranquillamente procedere passando esternamente da un accesso superiore ad uno inferiore senza ricorrere alle scalette e visitando quindi gli scavi mediante percorsi principalmente orizzontali. Non essendo esperti di mineralogia, ma solo grandi appassionati di fotografia, non ci è possibile dare informazioni dettagliate in quel senso di quello che abbiamo visto ma forse tramite le immagini qualcosa si può capire. Possiamo solo dire che le gallerie erano abbastanza asciutte e che non abbiamo trovato (come speravamo) formazioni di stalattiti e stalagmiti ma solo piccole concrezioni o colate di tinta azzurra o verde o gialla o rossa, delle formazioni calcaree e qualche vena quarzifera. Gli interni sembrano perlopiù ben assestati (in ogni caso attenzione massima se qualcuno si volesse addentrare!) e non abbiamo rilevato grossi crolli. La nostra emozione maggiore è comunque legata al ritrovamento, in una zona ancora attrezzata con rotaie, di due splendidi carrelli arancioni di forma diversa e in ottimo stato di conservazione nonostante le parti ferrose più basse siano state decisamente intaccate dalla corrosione. Questa prima visita si è interrotta alla quinta galleria poiché ormai si stava facendo tardi (erano già le 18) e dovevamo ancora riguadare il torrente e percorrere la strada del ritorno. Inoltre questo ultimo scavo in cui ci siamo appena addentrati sembra essere molto più vasto e complesso di quelli visti in precedenza avendo rilevato anche la presenza di più corridoi. Usciti all’aperto, dalla nostra posizione, guardando verso valle, abbiamo localizzato un altro tronco che sembrava permetterci il passaggio senza dover faticosamente risalire a prendere quello usato precedentemente. Non è stato facile raggiungerlo poiché, dopo essere passati davanti all’ingresso dell’altra

galleria non visitata (la prima peraltro che avevamo avvistato nella nostra ricerca), siamo stati costretti a risalire in parte la parete sulla nostra sinistra (non era possibile raggiungerlo dal lato del torrente) per poi ridiscenderci sopra dall’alto. Come se non bastasse il tronco era appoggiato inclinato (molto alto dal nostro lato terminava al limite dell’acqua sull’altra riva) e sosteneva a metà un tronco molto più piccolo che lo attraversava diagonalmente rendendo ancora più complicato il passaggio. Una volta giunti dall’altra parte si può anche affermare che è stato pure divertente! Siamo così rientrati al parcheggio soddisfatti di quanto abbiamo visto, con molti dubbi e curiosità da chiarirci e con l’intenzione di tornare sul posto, per completare la visita, magari alla fine dell’estate o in autunno nella speranza di trovare il torrente un po’ più tranquillo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Approfondimenti di questa pagina

 

Il sentiero di accesso
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