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Acqua Verde relaz. gita

 

 

pubblicazione di Miniere d'Oro(2003) web.tiscali.it/minieredoro(2004) www.minieredoro(2006 / 2023)

 

 

     
                                                                                                            

 

Relazione a cura di Paolo e Luca (The Diggers'seltz) & Elena.

 
     

ACQUAVERDE - MINIERA DI CHUC (zona bassa)

 

Fine Novembre 2008, Claudia, Elena, Luca e Paolo: una giornata gelida (siamo abbondantemente sotto lo 0) e terribilmente ventosa. Parcheggiamo al santuario di Plout, per avviarci lungo la strada asfaltata che porta a Les Druges per poi prendere subito lo sterrato carrabile (ma vietato) che si immette sulla destra. Dopo un’ora esatta di cammino seguendo sempre la strada principale, avvistiamo sul lato destro del torrente (guardando) il primo rudere che è posto proprio sulla riva: è l’edificio della turbina. Proseguendo poco oltre si intravedono altre costruzioni e poi, ecco comparire un semplice ponticello (foto a sin.) formato da due tronchi di abete collegati e tenuti assieme da assi inchiodate: si passa e ci troviamo all’interno dell’area mineraria. Siamo in uno spiazzo: di fronte a noi, guardando verso valle, si staglia l’alto edificio della direzione con gli uffici (attenzione: è pericolante e non è possibile camminare all’interno perché è tutto marcio); alla nostra sinistra, sopra un basamento in pietra, ecco gli slanciati resti in legno dei due silos per la raccolta dei materialiminiere saint marcel Acqua Verde, la teleferica FOTO DI PROPRIETA' PAOLO E LUCA sopra cui c’è quello che resta degli arrivi delle teleferiche da Servette, Chuc e dei binari provenienti dai cantieri stessi dell’Acquaverde: peccato non ci sia il sole perché queste immagini di archeologia industriale con sullo sfondo un bel cielo azzurro sarebbero state bellissime; anche così, però, è tutto molto suggestivo. Aggirando l’edificio degli uffici si trovano un sacco di sorprese: lungo il fianco una catasta di rotaie arrugginite, carrelli di vario genere e altri “rottami” in quantità; sul retro, scendendo nella zona semi-interrata, si trova la partenza della teleferica principale (quella che portava a valle tutto il materiale): un vero trionfo di ingranaggi; infine in una fossa a lato dell’ingresso una splendida ruota in ferro a doppia vaschetta che sembra una scultura tanto è bella! Proseguendo ancora un po’ verso valle troviamo i resti della cabina elettrica e, sotto, l’edificio della turbina chiuso sul retro da una catena con relativo lucchetto nuovi di pacca. Nulla ci vieta però di dare una sbirciatina all’interno attraverso una finestra protetta da una grata: al centro si intravede la turbina, poi, attorno, serbatoi, tubi, casse di legno, tavoli da lavoro, ecc.: peccato sarebbe stato molto interessante vedere tutto da vicino. Torniamo, risalendo, verso i silos: ai lati, verso la montagna si incontrano tubazioni e vari resti in ferro e legno, ovviamente semidistrutti. Ora dobbiamo cercare gli ingressi delle gallerie (Zappetta Gialla ne indica 3) che dovrebbero trovarsi a non molta distanza dalla tettoia delle teleferiche. Nei pressi troviamo una specie di marcita di fango e limonite (apparentemente un buon segno) e subito dietro si intravede, costruito sul fianco della montagna e ormai coperto dalla vegetazione, un muretto rettilineo che sembra essere il basamento di un percorso. Ci saliamo sopra e lo seguiamo prima verso valle fino a raggiungere un vascone di raccolta acqua da cui partono, verso la turbina, delle grandi condutture. Poiché il camminamento finisce lì torniamo sui nostri passi fino a giungere in riva al torrente a monte delle teleferiche. Ci guardiamo attorno, ne vale la pena: il paesaggio è forte e selvaggio (e il freddo sempre più pungente, facendoci sentire un po’ “eroici”, ce lo fa gustare forse anche di più!): a sinistra si vede la strada da cui siamo arrivati che prosegue inerpicandosi verso Chuc; di fronte ecco il torrente che scende con piccole cascatelle dalla stretta valle; a destra, infine, una enorme cascata di ghiaccio (questo è un regalo delle stagioni fredde) e appena prima una discreta quantità di sassi grigi di media dimensione: sembrerebbe una discarica! Risaliamo subito a fatica (di sentieri neanche parlarne) e dopo aver superato dei cavi di ferro abbandonati ma ancora in tensione, raggiungiamo una piazzola dominata da resti in legno e in ferro saint marcel acquaverde in ingresso FOTO DI PROPRIETA' PAOLO E LUCA(rotaie): subito dietro appare una galleria (foto qui a lato). Entriamo con gli stivali, c’è molta acqua e fango. Subito sulla destra una diramazione porta dopo poco nei pressi di un enorme pozzo profondissimo: le nostre torce non riescono a illuminarne il fondo. Oltre il pozzo si vede una carriola abbandonata e la galleria che prosegue ruotando verso sinistra per addentrarsi nella montagna. Appoggiate sul pozzo un asse mezza marcia che traballa solo a guardarla, una trave di legno a sezione rettangolare e una tonda, ambedue belle bagnate e, all’apparenza, decisamente scivolose. No, per quel che ci riguarda, senza attrezzature di sicurezza non si passa. Seguiamo la galleria principale che è abbastanza rettilinea e agevole (fango e stillicidio a parte): incontriamo subito un bellissimo carrello arancione abbandonato sulle rotaie e, poco dopo, aggrappato alla roccia, un piccolissimo chirottero in letargo. Non è un genere di animali

Saint Marcel miniere zona Acqua Verde, un chirottero FOTO DI PROPRIETA' PAOLO E LUCA che amiamo molto,  ma tutto così appallottolato faceva tenerezza, sembrava un pelouche! Gli abbiamo fatto un vero e proprio servizio fotografico. Proseguendo la galleria si sdoppia in due percorsi paralleli che poi si riuniscono per ridividersi ancora un po’ oltre. Andiamo a sinistra fino a giungere alla fine dello scavo dove si intesta una tramoggia. Seguendo la galleria di destra troviamo dopo poco una porta aperta e sentiamo in lontananza un rumore cupo e intenso. Proseguiamo con cautela. Il rumore si fa sempre più forte: sembra acqua, forse una cascata ST MARCEL ACQUAVERDE INTERNO MINIERA FOTO DI PROPRIETA' PAOLO E LUCAd’acqua! Alla fine giungiamo al termine della galleria: di fronte a noi una scala a pioli fradicia di acqua e fango sembra condurre a un livello superiore e nello spazio tra lei e la parete retrostante scorre rapida l’acqua cadendo sul pavimento con un gran frastuono, amplificato ovviamente dalla conformazione della galleria. Per il momento non siamo attrezzati per tentare la risalita e quindi rimandiamo alla prossima volta l’esplorazione del possibile livello superiore. Una volta usciti all’aperto riconsultiamo gli appunti di Zappetta Gialla ma non troviamo riscontri totalmente soddisfacenti. Siamo forse finiti in un altro buco? Cerchiamo altri accessi, ma la zona è decisamente accidentata, in alcuni tratti molto scoscesa e quindi pericolosa per via dell’umidità. Siamo all’imbrunire, per il momento non abbiamo trovato gli altri ingressi e quindi è tempo di rientrare. Torneremo.

 

 

 

 

 

 

 

 

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