Sito di Zappetta Gialla sull'Oro.

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Descrizione di gita 2

 

 

pubblicazione di Miniere d'Oro(2003) web.tiscali.it/minieredoro(2004) www.minieredoro(2006 / 2023)

 

 

   

Una pagina a cura di Paolo e Luca (The Diggers'seltz) & Elena.

 
                              Paolo
 

Giugno 2008: una giornata grigia in un mese tormentato da grandi piogge. Siamo in quattro amici (2 per sesso) appassionati di foto e di scoperte. Per recarci sul posto seguiamo le indicazioni di Zappetta Gialla che ci portano con precisione ad Herin (foto a lato)  dove lasciamo l’auto (sì, rischiamo la multa!, ma il dislivello per salire dal fondovalle è decisamente notevole: la stessa strada asfaltata è irta e tortuosa e ogni tanto anche l’auto  pretende l'uso di marce basse!).

La vista è molto bella: di fronte a noi (come da foto) c'è il “paesino” di case in pietra quasi tutte ristrutturate con cura (forse addirittura troppa!); subito dietro e sui fianchi prati verdissimi in parte pianeggianti e zone boschive in ripida ascesa che conducono verso la miniera della quale si intravedono, lassù in alto, i resti delle costruzioni e le grandi discariche.

Seguiamo la strada sterrata sulla sinistra delle case e in circa 30/40 minuti, dopo aver attraversato la prima discarica, arriviamo ai ruderi degli edifici, pieni di fascino quanto fatiscenti. Ci addentriamo nei piani terra per qualche foto facendo molta attenzione e con un occhio rivolto sempre verso l’alto da dove provengono i maggiori potenziali pericoli di crollo (cliccare sull'immagine qui a lato se si desidera vedere il particolare di un interno). Consigliamo veramente tanta prudenza a tutti coloro che volessero esplorare i fabbricati. Arrivati nei pressi della parte finale dell’ultima costruzione, più o meno dove si trova un lavatoio in cemento datato 1913, ci veniamo a trovare su un piccolo slargo, quasi una terrazza che sbalza (lo scopriamo poi) su una galleria di accesso sottostante che appare parzialmente murata e franata. Poco oltre ecco la partenza della teleferica praticamente circondata da una grande discarica. Uno spettacolo! Ferri e ingranaggi di tutti i tipi, volani, ruote dentate, binari di scorrimento, cavi, tralicci in legno: tutto si staglia corroso e rugginoso nel grigio del cielo acquistando forza e valenza. Questo è veramente un gran bell’esempio di archeologia industriale (vedi a lato pagina negli approfondimenti).

E’ giunto il momento di cercare le gallerie. Sopra i resti della teleferica si trova una specie di piazzale che termina a sinistra in due sentieri, uno in discesa (poco tracciato) l’altro in salita diagonale (decisamente evidente) che percorriamo. Il sentiero porta a due piccoli fabbricati cadenti posti a poca distanza l’uno dall’altro, poi, superata una specie di cresta, gira sull’altro versante del monte in ripida discesa. Dopo poco decidiamo di tornare alla teleferica. Dal piazzale già menzionato prendiamo allora un tracciamento sulla destra che costeggia sul retro gli edifici minerari abbandonati: lì si trova una prima deviazione che sale verso monte per dividersi poi in due rami, uno a sinistra e l’altro a destra. Quello di sinistra ha un andamento quasi pianeggiante seguendo il fianco della montagna.

 

val d'aosta miniere di herin, schizzo di PROPRIETA' PAOLO & LUCA

Mappa degli esterni (proprietà Paolo & Luca.)

 

Dopo almeno 20 minuti di cammino, subito dietro una curva, si attraversa un ruscello: sul suo fianco una recinzione semi-distrutta circonda una piccola costruzione (forse una “centralina” idroelettrica). Il sentiero prosegue poi sempre verso sinistra, ma non troviamo nessuna traccia di attività mineraria: si torna così al bivio precedente per proseguire in salita diagonale verso destra. Anche qui dopo circa una ventina di minuti si raggiunge una cresta simile a quella precedentemente descritta (sicuramente la stessa, presa solo più a monte) dove il sentiero si divide in due rami: il primo gira dietro la cresta per terminare in un grande piazzale, mentre il secondo risale a sinistra lungo la cresta diventando però via via sempre più incerto fino a scomparire (o forse l’abbiamo perso noi!). A questo punto procediamo sparpagliati parallelamente alla montagna fino a quando, sopra una grossa pietraia, troviamo i resti di un terrazzamento parzialmente occupati da giovani alberi: a ridosso della parete appare un ingresso chiuso da un muretto a secco nella metà inferiore (foto a seguire).

Scavalchiamo ed entriamo. La galleria è rettilinea e la conformazione del suo terreno fa supporre che una volta fosse attrezzata con binari. Dopo circa un centinaio di metri troviamo una prima frana che riusciamo a superare muovendoci con cautela dopo esserci assicurati del suo assestamento. Poi andando avanti il percorso si fa sempre più difficile causa altri smottamenti e anche la galleria non è più molto riconoscibile. Attraverso una apertura laterale su un fianco si intravedono quelli che sembrano essere i resti di uno scivolo di legno che apparentemente sembra scaricare in una galleria sottostante posta circa due o tre metri più in basso (ma dalla nostra posizione è difficile valutare correttamente le misure). Contemporaneamente iniziano a comparire delle fessurazioni nella roccia circostante e altre tracce di apparente instabilità. Non ci sono più valide alternative: si torna indietro! 

Riusciti all’aperto continuiamo le ricerche nella speranza di trovare altri accessi dirigendoci sempre verso sinistra e procedendo diagonalmente verso valle. Non troviamo più niente, il pomeriggio è ormai inoltrato e noi incrociamo ad un certo punto il sentiero del ruscello: la gita è purtroppo ormai finita.

Contiamo prima o poi di ritornare ad Herin sperando che magari qualcuno che conosce i posti meglio di noi riesca gentilmente a dare a Zappetta Gialla ed a noi delle utili informazioni in merito. In ogni caso, anche senza gallerie, il posto è di grande fascino e merita almeno una visita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Approfondimenti di questa pagina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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