Sito di Zappetta Gialla sull'Oro.

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E' un Sito sull'oro con centinaia di pagine utili alle vostre ricerche e dispone anche di Facebook per dialogare ecc. Per la Posta in generale: ho sostituito la mia precedente pagina Facebook (si può ancora consultarla, ma non più scriverci) con una nuova in formato Gruppo, la cui iscrizione è assolutamente gratis e dove potrete inserire domande o argomenti aggiungendo vostri "post", oppure rispondere e dialogare in quelli di altri già presenti.

Per la Posta particolare, invece, cioè dialoghi privati ed esclusivi con giornalisti, enti, collaboratori scrivetemi qui

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Tabella per imparare

 

 

pubblicazione di Miniere d'Oro(2003) web.tiscali.it/minieredoro(2004) www.minieredoro(2006 / 2023)

 

 

Questa pagina fa parte della sezione interamente dedicata (vedine l'inizio) a a chi deve ancora (e vuole) imparare a cercare l'oro disponibile in natura, cioè sulle sponde dei fiumi o nelle miniere o comunque ove esso sia rinvenibile: praticamente come si faceva una volta, giusto per capirci, ai tempi del Klondike, ma con la semplice e al tempo stesso sostanziale differenza che il tutto può essere realizzato anche nel nostro Paese, ovviamente "ridimensionando un pochino" le aspettative. Questo ridimensionare non significa però "doversi accontentare", anzi con un pizzico di bravura e fortuna si possono avere piccole/grandi soddisfazioni non solo morali, ma anche materiali, come ad es. una collana che ho fatto fare per mia moglie esclusivamente col mio oro trovato: c'è da dire che in questo caso ci vuole anche l'ulteriore fortuna di trovare un orafo disponibile (e corretto) in questo servizio, perché altrimenti detti orefici usano ben volentieri oro che hanno lì già "pronto" e utilizzano il nostro per pagarsi il lavoro. Ma di queste ed altre cose ne ho già parlato in altre pagine: la tabella che segue ha  invece lo scopo di raggruppare schematicamente le note utili da acquisire ed imparare a praticare per chi si stia avvicendando per le prima volte alle ricerca  aurifera. Si tratta di una sorta di riassunto, accenni essenziali di tutto quanto viene ben già esaurientemente descritto e sviluppato nella pagina dedicata all'apprendistato e  nei suoi approfondimenti, per cui consiglio ovviamente di riferirsi soprattutto a dette pagine, ma nel caso sorgessero là alcuni dubbi leggendone i testi, potete provare a  consultare questa, sicuramente più semplice e sbrigativa, per poi tornare (una volta afferrati i concetti base) alle descrizioni per esteso.
N.B. Qui mi sono reso conto di "essermi lasciato prendere la mano": quello che inizialmente doveva essere un riassunto "concentrato" contiene invece anche alcune info non presenti in altre schede ma che, insisto, conviene sempre consultare partendo dall'Home Page perché così si sarà "costretti" ad aprire varie pagine sequenziali che, prima di portare a quella che realmente interessa, potrebbero già contenere alcune informazioni su questi argomenti.

 

Come e dove lo si cerca

 

                                                                                                      

 

 

Presso miniere, filoni di quarzo (dentro o fuori).

Sulle sponde di grandi fiumi, ma anche in piccoli torrenti.

   

 

 

 

 

In miniera. Qui vi presenziano due tipologie di oro: quello distribuito all'interno dei solfuri (ad es. nella Pirite) e quello nativo, incastonato nel Quarzo o comunque nella sua roccia madre e quindi ben visibile. Saranno utili allo scopo solo le miniere con quest'ultimo. Lo si può cercare sia agendo direttamente sul filone interessato (che come già detto è il quarzo, eccezioni a parte) sia frugando nelle macerie che furono distaccate all'epoca dei lavori, sperando che a quei tempi sia "sfuggito" qualcosa (è questa un'eventualità che per vari motivi accadeva molto più spesso di quanto si possa pensare. Infine, nel caso si disponesse di acqua si può anche provare a raccogliere e lavare il terriccio del suolo, cosa che però merita fare soltanto se si conoscono o si presumono quali siano stati punti particolarmente ricchi della miniera, appunto per agire in quei precisi posti.

 

 

Attrezzatura di base in miniera. Come illuminazione le comuni pile (torce elettriche) non vanno granché bene perché di solito non mettono abbastanza in rilievo il colore del nostro nobile metallo rispetto a vari solfuri o simili, in qualche misura gialli anch'essi; la lampada a carburo (l'acetilene) invece, pur non permettendo una potenza di luce direzionale ampia, mette in evidenza egregiamente il colore dell'oro facendolo ben distinguere, senza dubbi, da altri minerali. Di lampade a carburo, da molti anni se ne trovano ormai sul mercato diversi tipi, ad es. quelle con parabola riflettente applicata sulla stessa struttura, oppure le praticissime con il serbatoio da appendersi alla cintola e da cui un tubicino porta il gas sino ad un ugello che è applicabile sul casco (rimanendo così libere, a piena disposizione, entrambe le mani per poter cercare ecc.)

Un altro sistema di illuminazione validissimo e da me il preferito, si ottiene modificando una comune lampada da campeggio (quelle con la focale luminosa erogata da una retina) togliendole il vetro e poi sostituendolo con un pezzo di tubo di metallo (per capirci, quelli delle stufe a legna) con egual diametro e altezza, cui verrà ritagliata ed asportata tutta la parte frontale davanti, ottenendo così una sorta di parabola: anche quest'ultima tipologia di luce mette assai bene in evidenza il colore che ha l'oro nativo ed inoltre ha una potenza direzionale di certo invidiabile: unica pecca, la fragilità della retina, per cui occorre maneggiare detta lampada con attenzione ed è inutile dire che sarà bene portarsi sempre una retina di riserva, oltre a un altra fonte luminosa di riserva (cosa che è sempre fondamentale, al di là del tipo d'illuminazione principale che si preferisce usare), ad esempio una semplice pila che permetterà almeno di raggiungere l'uscita ....

Vestiario. Solitamente le miniere sono fredde e soprattutto umide, quindi non occorrono spiegazioni!

Guanti, non tanto per il freddo ma perché  la roccia, soprattutto se frantumata di fresco, è piuttosto tagliente. Sono ottimi i guanti "da manovale", robustissimi (non si tagliano), costano veramente poco.

Altri attrezzi vari: per agire sul filone occorre una mazzetta ed un punteruolo (quindi, non a lama): la prima è bene che pesi almeno 2Kg, altrimenti si fanno solo grandi fatiche e con scarsi risultati.

Il casco: è ovviamente utile per evitare le varie "zuccate" (ma va benone anche un berretto, basta che sia ben spesso) e diventa indispensabile nel caso si utilizzi come illuminazione la lampada carburo con il "frontalino" (vedi sopra).

Una zappetta, se si vuole frugare nel materiale distaccato al tempo dei lavori.

Fogli di giornale per avvolgere e salvaguardare i campioni trovati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fuori. Considerando che come si suole dire la perfezione è d'altro mondo, si può senz'altro contare sul fatto che, tra il pietrame che durante il tempo dei lavori venne scartato e gettato a costituire le cosiddette "discariche mnerarie", ci siano a tutt'oggi diversi campioni con oro che fu perso o per svista o per disparati motivi tecnici. Quindi tutti questi esemplari sono mischiati insieme all'enorme quantità dello sterile che compone la discarica, per cui trovarli non è certo cosa facile, o meglio, qui non si tratta nemmeno quasi più di bravura o altro, ma di fortuna, cosa che volendo ha pure i suoi lati positivi perché colloca sullo stesso piano i cercatori esperti con quelli che invece stanno ancora imparando, offrendo così anche a questi ultimi la possibilità di ritrovamenti guardando con cura il materiale della discarica; per fare questo, il sistema consueto non è quello di osservare le pietre poste in superficie, camminando, ma invece di scegliersi un qualsiasi posto e lì iniziare, usando una "zappetta", un piccolo scavo (operazione che si può svolgere standosene tranquillamente seduti) orizzontale indirizzato verso il colmo delle macerie: in tal modo si otterrà presto un modesto fronte che permetterà di vedere le varie pietre, minerali ecc. situati e stratificati sotto alla superficie. 

Per gli stessi motivi di cui sopra, se si disponesse di acqua nelle vicinanze si può anche provare a lavare il terriccio della discarica, sempre naturalmente tenendo conto che per fare tutto questo, con possibilità di trovare oro, è indispensabile agire nell'ambito di giacimenti con oro nativo.

Un'altro tipo di ricerca (e sempre all'aperto) per chi ama darsi da dare con la classica "mazzetta" ed il punteruolo", consiste nell'individuare gli affioramenti a giorno di filoni di quarzo, sia che essi facciano parte di una circostante miniera o meno, ed intervenire sui medesimi, appunto con mazzetta e punteruolo (... e olio di gomito), per verificarne quale ne sia la mineralizzazione; da notare che in questa circostanza  merita senz'altro cercare d'individuare ed agire presso i cosiddetti brucioni (cosa che anche non essendo indispensabile è però, almeno potenzialmente, più redditizia).

 

 

Attrezzatura all'aperto.

Le discariche minerarie contengono pietrame che al tempo dei lavori venne considerato sterile, quindi "gettato via", ma questo non significa affatto che nell'enorme quantità di ciottolame non presenzino campioni con oro, anzi recenti esperienze varie dimostrano il contrario e si tenga presente che se a prima vista questo concetto potrebbe comunque dar l'idea del tipo "cercare l'ago in un pagliaio", in realtà anche qui, per strano che possa sembrare, possono essere applicati particolari criteri di ricerca che aumentano la possibilità di ritrovamenti, tipo considerare il fatto che il materiale in loco risulta sempre stratificato ed altre analisi del genere.

L'attrezzatura che necessita per le ricerche in discarica è davvero poca.

Una semplice zappetta da giardinaggio lunga un paio di spanne per smuovere, mano a mano e con occhio attento, i vari sassi nella speranza di vederne uno con qualche punteggiatura d'oro (che qui sovente risultano non più appuntite e pungenti come quando le si stacca dalla roccia madre, ma invece piuttosto plasmate o schiacciate a causa degli urti subiti).

Una comune mazzetta se si vogliono rompere dei campioni che sembrano particolarmente interessanti.

Guanti. Come in miniera, l'ideale sono i comunissimi guanti da manovale, perché robustissimi e non si tagliano.

Se si vuole lavare. Nel caso presenzi nelle "immediatissime" vicinanze un qualsiasi corso d'acqua, meriterebbe allora senz'altro disporre anche di batea e canaletta per poter lavare il terriccio, che è pur sempre materiale minerario, sia una piccola pala (o un palotto) per raccoglierlo, idem dicasi per un setaccio e per un secchio che servirà al trasporto, del setacciato, fino all'acqua.

 

Piccoli torrenti. Come sappiamo, nei grandi fiumi della Pianura Padana c'è l'oro alluvionale (vedi qui a destra), ma merita tenere presente che in diversi torrenti alpini disposti poco più a valle dei depositi primari che contengono oro nativo ci sono spesso tracce aurifere, sia pagliuzze sia in  pepitine più o meno "cospicue" a seconda dei luoghi, le quali possono dare grandi soddisfazioni. Va detto che in questo contesto il sistema di ricerca preferibile non sarà più quello che si usa per l'oro alluvionale, cioè le Punte ecc, ma converrà agire con altri metodi e mezzi. Per i metodi si lasceranno perdere le sponde (asciutte) del torrente, ma si agirà invece nel letto stesso del torrente perché le concentrazioni aurifere in questo caso occorrerà cercare di localizzarle scavando ad es. intorno ai macigni che per la loro posizione mutano inevitabilmente il normale fluire della corrente creando dei punti di riposo (o di "stanca") della medesima, pertanto bisognerà capire con quali criteri la natura abbia lì deciso (lo fa ... statene certi) dove collocare il materiale pesante e dove invece depositare lo sterile.

Su quest'ultimo punto, che come immaginerete (se non lo sapete già) è fondamentale per le ricerche nei torrenti con oro nativo, potrei anche aggiungere i risultati delle mie esperienze, cioè spiegare per esteso il frutto di anni di ricerche, come secondo me sia meglio comportarsi al merito e se non lo faccio non è certo per "tirchieria" d'informazioni (non avrei preparato tutte queste pagine sperando che  vi tornino utili), ma solamente per principio, nel senso che il Sito l'ho impostato per aiutare a cercare l'oro con "la propria testa", quindi in sostanza cerco di fornire quante più informazioni possibili (mie oppure di altri), che siano sempre però in un formato che richieda anche l'intraprendenza e l'abilità di ogni singolo cercatore d'oro, cioè voi stessi.

 

 

Attrezzatura piccoli torrenti.  Per cercare oro nativo nei torrentelli alpini non si raccoglierà più materiale all'asciutto sulle loro relative sponde come solitamente si fa con l'oro alluvionale, ma qui sarà necessario agire proprio nel letto dei medesimi e ne deriva necessariamente che o ci si affida a periodi di tempo in cui i determinati corsi d'acqua siano quasi asciutti (vedi ad es. il Rio Secco), o altrimenti sono innanzi tutto indispensabili  degli stivali più o meno alti, a seconda del posto.

Pala. Servirà una pala a manico lungo, meglio se ritoccata sia nel manico sia con rialzo dei bordi laterali, per i cui motivi lascio ampio spazio a vostre riflessioni e vostra inventiva per non dirvi proprio tutto.

Paranchino. Molto utile per spostare i grossi massi nell'acqua, è di certo meglio il cosiddetto tipo a piede di porco, lungo almeno un metro.

Setaccio. In questa circostanza la grata che si usa per l' alluvionale è troppo fine perché si sta cercando un'altra tipologia di oro (talvolta addirittura ancora attaccato alla matrice quarzosa), quindi è bene che la maglia abbia delle dimensioni  maggiori e questo anche perché, come si vedrà qui a seguire, non comporta minimamente il rischio di perdere qualcosa.

Secchio. Per potere agire bene, con una minor fatica e la maggiore resa possibile, basta procurarsi un secchio dal diametro che ci si possa posare sopra, o un po' incastrare, il setaccio: in tale modo il materiale raccolto (con altro secchio) lo si riverserà direttamente sul setaccio per poi "scrollare" a lungo il tutto versandovi sopra di tanto in tanto un poco d'acqua, così il "fino" scenderà senz'altro nel secchio mentre quello che vi rimarrà sopra lo si guarderà con molta attenzione perché ... non si sa mai, potrebbe contenere una gradevole e grossa (visto che non è riuscita a passare dalla grata ... ) sorpresa!

Canaletta e Batea. Ogni volta che il secchio di cui sopra sarà pieno, se ne passerà il contenuto nella canaletta (meglio qui in una sua versione "più stretta" della solita per l'alluvionale, anche per favorirne la sistemazione) e a fine giornata si concluderà come al solito trattandone con la batea il concentrato ottenuto.

Ecco qui il Palotto: non saprei dire come altrimenti si potrebbe chiamare questa sorta di mestolo allungato il cui manico orizzontale è collocato dietro al suo "cucchiaione raccoglitore", che usano gli empori di caramelle, di farine, cereali o negozi simili che vendono "a peso"; l'attrezzo è reperibile in plastica o metallo e per le nostre ricerche è sicuramente meglio il secondo, che a differenza del primo non si consuma . E' utilissimo sia per raccogliere materiale sia per versare acqua sul setaccio come già sopra descritto.

Guanti. Senz'altro utili, anche se non indispensabili (dipende dalla temp. dell'acqua ed inoltre proteggono le mani da escoriazioni) quelli in  gomma lunghi fin quasi al gomito.

Vedi scheda con suggerimenti per cercare oro nativo nei torrentelli.

 

Grandi fiumi. In questo caso si tratta di oro alluvionale ed è la ricerca più praticata a livello amatoriale (ma ricordiamoci che una volta per taluni, in Piemonte e Lombardia, costituiva una vera e propria fonte di reddito quotidiano): detto oro è distribuito lì perché durante il processo di disgelo avvenuto nelle epoche glaciali, dalle zone montuose (nel nostro caso, le Alpi) fu trasportato più a valle per distribuirsi, infine definitivamente, sparso (quindi non concentrato) nei terreni delle nostre grandi pianure situate più in basso (Val Padana e dintorni). Oggigiorno le attuali piene primaverili asportano "raspando" il materiale delle sponde dei fiumi e ne concentrano le parti pesanti divelte (oro, magnetite ecc,) in determinati anditi poco più a valle, che in gergo chiamiamo Punte, mente i contenuti leggeri proseguono depositandosi in altro modo (che a noi non riguarda).

Detto ciò, risulta chiaro come sia fondamentale che le ricerche dell'oro alluvionale vadano effettuate solo presso le "Punte" sopra menzionate: una volta che ne sarà individuata una, si faranno bravi sondaggi con la batea per riconoscerne la chiazza più ricca, nei cui pressi si posizionerà infine la canaletta (se la si possiede) per mettersi al "lavoro".

 

 

 

Attrezzatura. Qui l'attività classica si svolge praticamente sempre sulle rispettive rive, presso il bagnasciuga, oppure completamente all'asciutto, cioè anche all'interno di alcuni metri rispetto all'acqua: basteranno quindi stivali "standard" (50 cm. o poco più) che serviranno soprattutto quando ci si avvicinerà all'acqua per lavare.

La Canaletta, detta anche scaletta è importantissima per questa tipologia di ricerca, cioè per l'oro  alluvionale: si potrebbe usare anche la sola batea, ma con quest'ultima, a parità di tempo non si potrebbe trattare altrettanto materiale. La canaletta ha solitamente dimensioni ampie sia in larghezza sia in lunghezza perché, a differenza della ricerca nei torrenti alpini (vedi qui a lato) nei grandi fiumi tipo Orba, Elvo, Ticino eccetera non sussistono problemi per posizionarla. Di solito la si mette  !a bagno" nelle immediate vicinanze della riva e, aiutandosi con alcune pietre disposte a "V" a monte della struttura, s'indirizza, si agevola e soprattutto si regola accuratamente l'afflusso, la quantità e la corrente d'acqua che sono necessari per il corretto funzionamento della stessa.

Anche l'inclinazione della canaletta è importante e tutto questo lo si può imparare con un minimo di pratica personale, tenendo presente che una giusta corrente d'acqua farà scorrer via subito, senza rilevanti esitazioni, tutto il materiale assolutamente più leggero (che è quindi sterile, inutile) trattenendone al limite una leggera striscia quasi esclusivamente nei gradini situati più a valle; alcuni sporadici residui si soffermeranno temporaneamente pure in quelli più a monte che in realtà sono destinati ad accogliere e a non lasciar proseguire tutte le varie cose più pesanti, cioè oro, magnetite, piombini da pesca, pallini da caccia ecc. Di tanto in tanto si provvederà, con movimento deciso ma preciso al tempo stesso, a liberare le scanalature del "superfluo leggero" usando un sottilissimo bastoncino che si farà scorrere orizzontalmente lungo tutta la larghezza dei solchi, un'operazione da eseguirsi iniziando sempre da quello più a valle per concludere con quelli più a monte i quali, nelle condizioni per così dire ideali, dovrebbero contenere sempre un po' di materiale nero (magnetite) dallo spessore disposto "a scalare" verso il margine inferiore dei solchi e che avrà l'importantissimo scopo di coprire fisicamente tutte le scaglie d'oro presenti, garantendone così l'immobilità in loco.

A giornata conclusa si travaserà nella Batea il concentrato ottenuto e si agirà con essa finché rimarrà nella medesima (quasi) esclusivamente l'oro trovato.

P.S. Inoltre, realizzare una pompetta di plastica che permetta di risucchiare al suo interno le scagliette d'oro già mano a mano che le s'individua nella batea, è molto utile e facile da farsi. Bisogna procurarsi uno di quei piccoli flaconi cilindrici gommosi trasparenti sul cui tappo, che è solitamente a vite, si farà un buco di precisione per inserire, sino a circa metà profondità del flaconcino, un tubetto che ne fuoriesca altrettanto o anche più. In tal modo, premendo e poi rilasciando il flacone, questo aspirerà per forza aria, o acqua ... o le scagliette a cui avete avvicinato l'estremità esterna del tubicino. Quando l'inclinerete nuovamente per risucchiare altre scagliette, quelle che sono già dentro al contenitore non ne potranno più uscire e scorreranno solo lungo i suoi fianchi interni, fino al tappo. L'immagine è solo a titolo indicativo, senza tappo né tubicino. 

 

 

 

 

 

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